101 cose da fare per andare alle medie e uscirne vivi. Bello ma è solo per…ragazze

Quando ho visto su facebook la promozione del libro “101 cose da fare per andare alle medie e uscirne vivi” di Annalisa Strada per DeAgostini, ho pensato che sarebbe stato un regalo perfetto per mio figlio Ranieri che si apprestava a terminare il ciclo della primaria. Ranieri è un lettore forte e avrebbe certamente apprezzato questo simpatico manuale.

Sono entrata in una libreria per ragazzi, ho chiesto di vederlo, ho letto la quarta di copertina che diceva questo:

101 cose da fare per andare alle medie“Nuova scuola, nuovi compagni, nuovi professori e nuove abitudini…Come si fa a cominciare l’avventura scolastica delle Medie senza sentirsi impauriti o peggio, inadeguati? Niente panico, basta allenarsi bene per non arrivare impreparati al suono della campanella il primo giorno di scuola!

Annalisa Strada ha pronto per te un elenco di prove esilaranti che ogni studente deve affrontare almeno una volta nella vita”.

 

Prima di acquistare il libro, l’ho sfogliato, ho visto che nelle illustrazioni interne c’era solo una ragazza e ho pensato: come è avanti l’autrice che per parlare a maschi e femmine utilizza una figura femminile! L’ho comprato ancora più convinta perchè ai miei figli cerco di insegnare a guardare i contenuti e non i contenitori.

Dopo i festeggiamenti della fine della scuola ho regalato il libro a Ranieri che si è illuminato: “Mamma è un regalo stupendo”, ed è corso in camera sua a leggerlo.

Dopo una mezzoretta me lo vedo tornare mogio mogio: “Mamma devo darti una brutta notizia: questo libro è solo per femmine”. “Ma no – gli dico – hanno scelto una protagonista femmina ma il contenuto va bene per tutti”. “No mamma, parla solo al femminile, parla di tante sfide da fare per diventare più sicuri ma tra queste c’è anche metti lo smalto, togli lo smalto oppure fatti la treccia alla cieca. Mamma che delusione. Non è giusto, l’idea era bellissima”, e me lo restituisce.

Eppure il titolo era chiaro: “101 cose da fare per andare alle medie e uscirne VIVI”, se fosse stato solo per ragazze ci sarebbe stato scritto “VIVE” ; ho letto la quarta di copertina e parlava di “studenti” in generale. Vado a leggermi l’introduzione e, nella prima pagina, mi sembra addirittura che l’autrice si rivolga solo ai maschi.

101 cose da fare per andare alle medie

 

 

 

 

 

 

 

Ma dalla pagina successiva l’autrice inizia a usare solo il femminile e così per tutto il resto del libro. Così capisco che è un libro di “genere” anche se nulla risultava negli elementi che fanno decidere l’acquisto: titolo, copertina e quarta di copertina.

Chiamo il librario per capire se mi sia sfuggita una versione machile (che già mi urterebbe visto che sto cercando di insegnare ai miei figli che non ci sono libri per maschi e libri per femmine quando un contenuto piace) ma anche lui mi conferma che c’è solo quella versione e di averne già vendute alcune copie senza accorgersi del “genere” del libro.

Ma che senso ha tutto questo? L’autrice è molto brava e scrive per entrambi i generi. Togliendo dal contenuto la sfida dello smalto e della treccia avrebbe potuto essere un libro molto avanti: destinato a entrambi i sessi ma con una protagonista femminile. Se non avesse voluto osare tanto, l’autrice avrebbe potuto affiancare alla protagonista anche un ragazzino. In ogni caso la copertina avrebbe dovuto specificare che il libro era solo “per ragazze”, sarebbe bastata la declinazione del titolo. Peccato davvero perchè il contenuto è simpatico e intelligente. Il libraio mi ha chiesto se volessi cambiarlo con un altro libro ma Ranieri, seppur deluso, ha voluto tenerlo, a differenza dei suoi due compagni di classe ai quali lo avevamo suggerito e che invece hanno preferito restituirlo.