Femminicidio: la storia di Anna nel libro “Dipende da dove vuoi andare”, di Stefania Convalle

Stefania Convalle è l’autrice di “Dipende da dove andare”, un romanzo che racconta la storia di Anna, incinta di cinque mesi, uccisa da un marito dal quale non è riuscita a fuggire in tempo. Nonostante il femminicidio, Anna rimane in un limbo, osservatrice attenta e preoccupata per la sorte che sta toccando a Maria, una giovane donna che ha iniziato una pericolosissima relazione proprio con il marito di Anna. Paola Malcangio ha intervistato l’autrice nella settimana in cui si celebra il 25 novembre, Giornata Intenazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
QUI SI LEGGE –  La protagonista del tuo libro è Anna, morta per mano del marito. Dalle sue parole capiamo che si era resa conto di aver sposato un uomo sbagliato. Perchè sempre troppo tardi?
STEFANIA CONVALLE – Credo che faccia parte della vita il farsi prendere la mano dall’entusiasmo del momento, dall’euforia dell’innamoramento che offusca, a volte, l’intelletto. Quando, poi, si scopre che “non è come pensavamo”, ci si ritrova improvvisamente braccati e chiusi dentro quattro mura. La presa di coscienza e la forza di affrontare una dura realtà non sempre corrispondono al senso di urgenza di abbandonare terre pericolose.
QSLCatene invisibili legano le vittime di violenza ai loro carnefici. Perchè non riescono a romperle?
STEFANIA – Perché, credo, in principio si ama e forse non ci si capacita dell’errore di valutazione commesso o della fiducia che viene distrutta rispetto a questi uomini che diventano dei mostri. E’ davvero molto importante parlare con qualcuno, farsi aiutare, superare la barriera della vergogna, della distruzione della propria autostima che diventa un ostacolo nell’ostacolo verso la liberazione di se stessi da catene pericolose.
 QSLIl marito di Anna, Luca, è consapevole di come stia trattando sua moglie ma si autoperdona sempre. Anche Anna lo perdona sempre. Cosa non funziona nel nostro istinto di sopravvivenza?
STEFANIA – Pur non avendo avuto, fortunatamente, esperienze di questo genere nella mia vita, credo che in principio sia l’amore… Poi quando ci si rende conto che non è così, probabilmente subentrano dinamiche difficili da giustificare o da capire, se non si è “dentro” l’esperienza. Forse ha il suo peso anche il senso di colpa e di vergogna nel denunciare fatti di questo tipo, come se in qualche modo ci si vergogni ad ammettere : mi sono sbagliata, non è l’uomo che credevo… Forse si teme anche il giudizio della gente.
 QSLMaria, la cameriera che inizia una relazione con Luca, apparentemente è una donna forte, sembra quasi sfidare la sorte per studiare quest’uomo che definisce “un manichino vivente delle distorsioni mentali umane“. E’ coraggiosa, sciocca o…?
STEFANIA – …o preda di quella malsana sindrome “io ti salverò” che colpisce spesso noi donne. Maria è giovane e come tale pensa di essere immortale e di poter giocare col fuoco senza conseguenze. Il percorso all’interno del romanzo le mostrerà i confini della vita entro i quali è sempre bene trincerarsi. Credo che il personaggio di Maria sia esemplificativo di un vago senso di onnipotenza che può portare ai confini dell’abisso.
 QSLNon sveliamo troppo ma nel libro ti avvali del “soprannaturale”. E’ un solo un espediente letterario oppure credi che alla fine giustizia e verità siano in grado di trovare la strada a ogni costo?
STEFANIA – La via del sovrannaturale è qualcosa che mi appartiene e che è spesso presente nei miei romanzi, quasi una specie di “firma”. Personalmente credo che il confine tra realtà e “altra dimensione” sia sottile e mi piace l’idea di far interagire questi due mondi all’interno delle storie che racconto. L’uso di questo “espediente è duplice: alleggerire il contenuto del romanzo che, a tratti, può diventare dolorosamente realistico; ma anche un messaggio che si vuole trasmettere: forse si può sfuggire alla legge umana, ma non a quella divina.

La scheda libro

Dipende da dove vuoi andare
di Stefania Convalle
ed. GoWare
Dipende da dove vuoi andare