Assenza, dolore, speranza in “Una storia che parla di te”, di Dèsirèe Cognetti

Una storia che parla di te” è la storia vera di Dèsirèe, nata a Torino da Flavia e Umberto, genitori amorevoli che le fanno conoscere quell’infanzia felice cui tutti i bambini dovrebbero avere diritto, piena di ricordi “nitidi come pezzi di vetro levigati dal mare che brillano al sole“.

Dèsirèe scorre a ritroso l’album di fotografie della sua vita iniziata così bene, ma guastatasi molto presto.

Alla fine degli anni ’80, infatti, la piccola inizia a percepire che qualcosa non va nei suoi genitori e tra i suoi genitori.

“Non sapevo cosa stessero facendo, ma lo capii lo stesso. Imparai a dirlo solo alcuni anni dopo – una dose di eroina – ma è stato proprio in quel momento che ho capito che quella cosa, la cosa che li riempiva, me li avrebbe portati via.”

Tra carcere, domiciliari, comunità di recupero e ospedali inizia la discesa all’inferno di Flavia e Umberto che si trascinano dietro Dèsirèe e le famiglie d’origine al completo. Diversi sono, però, i loro stati d’animo e le strade che prenderanno.

Mentre, infatti, Umberto, nonostante la droga e soprattutto l’alcool, rimane attaccato alla figlia come se fosse la sua ancora di salvezza e viceversa, la storia della madre ha uno sviluppo e un epilogo ben più tragico.

“…le cose peggiorarono così tanto che non sapere dove si trovasse mia madre, e vedere mio padre incapace di tracciare una linea dritta sopra un foglio, cominciarono a sembrarmi tutto sommato desiderabili, piuttosto che dover fare i conti con l’idea di averli persi per sempre”.

Dèsirèe cresce “fuori famiglia” e, nelle comunità, vive la situazione più dolorosa: nonostante un contesto sociale protetto non riesce a saziare la sua fame d’amore.

“Ci succedeva spesso di gridare, la notte, come se il buio potesse liberarci dalla mania di controllo che hanno tutti i bambini fuori dal tempo, come eravamo noi: persone piccole e senza età che sviluppavano l’ossessione di sopravvivere alle ore”.

Dèsirèe cresce con il vuoto lasciato da quell’idea di famiglia sgretolatasi sotto i suoi occhi fino a che, la nascita di Zakaria, frutto della relazione della madre con un poco di buono, le cambia la vita. Dèsirèe, a 12 anni, diventa sorella e madre allo stesso tempo, il piccolo riempie i suoi vuoti e diventa la sua ancora di salvezza fino a che non verrà adottato.

Da quel momento Dèsirèe non ha mai smesso di cercare suo fratello.

Zakaria oggi ha 18 anni e ancora Dèsirèe non sa dove sia, intende però trovarlo per chiudere un cerchio e dare il giusto posto a tutti i tasselli della loro storia.

“Non mi vergogno di portare segni indelebili sotto i vestiti, perché è la mia storia ad avermeli lasciati, Zakaria, la nostra storia. E non importa come è iniziata: importa come scegli di vivere ogni giorno, come rimetti insieme le foto dell’album e quali decidi di scattare per riempire le pagine ancora bianche. Sorridi Zakaria, la prossima è per te”.

Una storia che parla di te“, è stato, per me, un libro molto particolare. L’ho letto d’un fiato ma ho dovuto far sedimentare i contenuti prima di riuscire a scriverne. E’ un libro che fa male, ma è un libro necessario. Accende una luce sui bambini che vivono “fuori famiglia”, abituati all’assenza, quel vuoto capace di pesare come un macigno e di condizionare un’esistenza. L’autrice sfoglia insieme al lettore il suo album di famiglia facendogli vivere intensamente lo scolorarsi della felicità.

Mancano tante pagine, però per terminare l’album e noi ci auguriamo possano essere riempite di nuovi sorrisi.

Se Zakaria o la sua nuova famiglia volessero contattare Dèsirèe possono farlo al seguente indirizzo unastoriacheparladite@gmail.com

La scheda libro

Una storia che parla di te

di Dèsirèe Cognetti

DeA Planeta

Una storia che parla di te