Ci baciamo a settembre, la quarantena raccontata dai ragazzi

Ci baciamo a settembre – Diario sentimentale dal tempo senza scuola” è il primo e, per ora, unico libro che ha dato voce a emozioni e sentimenti provati dai ragazzi durante la quarantena.

“Durante la quarantena hanno parlato tutti: virologi, politici, giornalisti, ministri, professori, presidi, opinionisti, esperti e inesperti, leoni da tastiera. Ma i ragazzi? Loro, dove sono finiti?”

Ci ha pensato Rizzoli a raccogliere i pensieri dei ragazzi, divisi tra “realisti“, “romantici” e “ottimisti“, sotto la supervisione di Marco Erba professore-scrittore (leggi qui  del suo primo romanzo “Fra me e te” e qui del secondo “Quando mi riconoscerai“).

I ragazzi sono stati capaci di offrirci molti spunti di riflessione al pari dei grandi autori che si sono cimentati nell’instant book di Garzanti “Andrà tutto bene” (leggi qui) realizzato per sostenere l’Ospedale di Bergamo.

Gli autori di “Ci baciamo a settembre” sono riusciti a scattare una importante fotografia della quarantena dal loro osservatorio, troppo poco ascoltato, mettendosi a nudo, raccontando le loro preoccupazioni, usando l’ironia e stupendoci per la profondità dei loro pensieri.

“Forse questa pandemia non è stata solo frutto del caso – scrive Emanuela, prima superiore – forse è stata un segno per ricordare all’umanità che c’è qualcosa o qualcuno di infinitamente più grande e potente di noi”.

Divertentissimo il “Dialogo surreale tra collaboratori domestici“, di Bianca, quinta superiore, o il romanticissimo “Uno sguardo ed ero in fissa” di Fabiana, seconda superiore. E’ sua la frase che dà il titolo al libro.

“Non davamo molta importanza alla libertà che avevamo – scrive Simone, seconda media – e non eravamo abbastanza grati: ora che ce l’hanno tolta dalle mani, preghiamo per riaverla”.

Per conoscere qualcosa in più sul progetto, abbiamo intervistato Marco Erba.

Intervista a Marco Erba, curatore di “Ci baciamo a settembre”

QUI SI LEGGE – Professore, come è nata l’idea di dar voce ai ragazzi?

MARCO ERBA – L’idea è nata insieme alla redazione di Rizzoli. Volevamo porci in ascolto dei ragazzi, capire il loro vissuto durante la quarantena. Di scuola e di didattica a distanza nei mesi scorsi hanno parlato soprattutto gli adulti: presidi, insegnanti, esperti. Tutte voci autorevoli e interessanti, ma ci incuriosiva sapere come la pensassero i ragazzi e ci sembrava utile che anche gli adulti sentissero la loro voce. Voglio precisare che di questo libro sono solo il curatore: mi sono limitato a raccogliere i testi scritti da adolescenti e giovani. Sono loro i veri autori. Per questo, buona parte del ricavato del libro sarà devoluta in beneficenza a una scuola del Tamil Nadu, in India. Gli scritti delle ragazze e dei ragazzi permetteranno così di studiare a dei loro coetanei dall’altra parte del mondo.

QUI SI LEGGE – Come avete selezionatoi racconti?

MARCO ERBA – Gli autori dei testi sono ragazzi dalla prima media alla quinta superiore. Ho coinvolto i miei studenti e quelli della mia scuola, i Salesiani di Milano, in particolare quelli del Gruppo Nerofrizzante, che organizza incontri con scrittori e attività legate alla lettura e alla scrittura. Ma ho coinvolto anche alcuni ragazzi di scuole medie, in particolare la Damiani di Morbegno, in provincia di Sondrio, e l’Istituto Comprensivo 21 di Bologna, che avevo incontrato, anche a distanza, come scrittore. All’inizio non c’è stata alcuna selezione: abbiamo chiesto ai ragazzi di raccontare un pezzo significativo della loro vita in quarantena e, se volevano, anche le riflessioni che erano nate in loro, sempre però partendo da un episodio di vita vissuta. Alla fine, io e la redazione di Rizzoli abbiamo fatto un lavoro di squadra, tenendo i testi più incisivi e tagliando le scene più ripetitive. Non abbiamo però scritto alcun testo né modificato la sostanza di nessun brano: tutto ciò che c’è nel libro è la voce delle studentesse e degli studenti, è farina del loro sacco. Chi legge rimane stupito dalla qualità dei testi. Ma gli studenti, e questo lo dico da prof, sanno sempre stupire.

QUI SI LEGGE – La suddivisione tra “realisti“, “romantici” e “ottimisti” è nata a priori o solo dopo aver letto i racconti?

MARCO ERBA – La suddivisione è nata dopo, mentre riorganizzavamo il molto materiale pervenutoci. Si tratta di una suddivisione molto elastica. C’è un elemento che emerge sempre, a prescindere dai capitoli: tutti i testi sono pieni di energia e di vita. Ci sono episodi comici e altri drammatici, si parla alcune volte di situazioni ridicole e altre volte di perdite gravi. Ma in tutti si respira tanta voglia di andare avanti, di ripartire, di conoscere meglio il mondo e se stessi, di portare con sé ciò che di prezioso le persone che non ci sono più hanno lasciato.

QUI SI LEGGE – Cosa ne pensa della didattica a distanza e cosa lascerà?

MARCO ERBA – Certamente questa situazione ha lasciato anche un’eredità positiva, perché ha costretto la scuola italiana a fare un salto avanti dal punto di vista tecnologico che altrimenti chissà quando sarebbe avvenuto… La didattica a distanza e, in generale, la didattica digitale, possono favorire un apprendimento più partecipe, possono rendere gli studenti più protagonisti nella costruzione del sapere, possono favorire il dialogo tra insegnanti e famiglie. Ma la didattica a distanza non potrà mai e poi mai sostituire nemmeno in minima parte quella in presenza. Insegnare non significa trasmettere nozioni, ma educare attraverso una materia. Ed educare significa entrare in relazione, camminare insieme: non si può farlo attraverso uno schermo, perché in questo percorso la prossimità fisica è fondamentale, fin nel più piccolo gesto.

QUI SI LEGGE – Dal suo osservatorio privilegiato quali rischi/criticità vede per i ragazzi di oggi?

MARCO ERBA – Vedo dei rischi che corriamo tutti, anche noi adulti: perderci nel chiacchiericcio dei social (ma non solo), fermarci all’apparenza, non approfondire le cose, godere di ciò che è immediato senza scavare in profondità. Spesso le più pericolose devianze e le più profonde crisi si superano trovando un senso profondo alla propria vita, un obiettivo importante per cui valga la pena mettersi in gioco. Questo è il compito della scuola: appassionare gli studenti, educarli al bello e a ciò che dà gusto, spingerli a coltivare il loro senso critico perché trovino il campo in cui spendersi e attraverso cui dare il proprio contributo agli altri, alla società. Nessun egoista è davvero felice: se la scuola insegna questo, ha ottenuto il suo scopo.

QUI SI LEGGE – Un suggerimento per i genitori alle prese con gli adolescenti.

MARCO ERBA – Questa domanda mi mette molto in crisi. Non credo di avere nulla da insegnare, ma spesso sono i miei studenti, i miei colleghi e i genitori che incontro ad essere per me dei maestri. Una cosa che grazie a loro ho imparato è che in ogni ragazza e in ogni ragazzo c’è una scintilla di bellezza insopprimibile, che rimane pura e splendida nonostante tutti gli errori e le cadute. Genitori ed adolescenti entrano spesso in conflitto, ed è naturale: un giovane che afferma la propria identità spesso lo fa contrapponendosi ad altri e in primis alle proprie figure di riferimento. Ma per noi genitori è necessario continuare a credere nella bellezza dei nostri figli e nella loro potenzialità di riscatto, anche nei momenti più neri. Non significa che andrà per forza tutto bene, ma rilanciare nella relazione e perdonare in nome di quella scintilla offre loro un’opportunità in più per farcela. Per questo credo che soprattutto gli adulti debbano leggere “Ci baciamo a settembre“: è un modo per porsi in ascolto degli adolescenti, per coglierne la profondità e per credere un po’ di più nella loro bellezza, che in quelle pagine si dispiega potente.

La scheda libro

Ci baciamo a settembre – Diario sentimentale dal tempo senza scuola

A cura di Marco Erba

Rizzoli

Immagine Ci baciamo a settembre