Greta, 17 anni, legge “Il ritratto di Dorian Gray”

Chi non conosce Dorian Gray, il primo, forse, bello e dannato (letteralmente) della storia?

Quando penso a “Il ritratto di Dorian Gray”, penso subito alla categoria dei “grandi classici”: questo capolavoro di Oscar Wilde non si può non leggere. Fin dalle primissime righe, il lettore viene catapultato nella realtà inglese di fine ‘800, frastornato a causa di un miscuglio di odori, paesaggi, idee e caratteri fuori dal comune. Allo stesso modo si è sentito Dorian quando è stato costretto a trasferirsi a Londra, nella casa dell’odiato zio defunto: la realtà della Londra vittoriana del XIX secolo l’ha accolto fra le sue braccia, mischiandolo con gli ideali e lo stile di vita dei borghesi dell’epoca. Da lì, Dorian susciterà non poco scalpore tra i suoi amici a causa della sua formidabile bellezza: ogni persona lo ammira e lo ama, e non può fare a meno di passare qualche minuto in sua compagnia. Tra i suoi amici più stretti troviamo Lord Henry Wotton (pensatore fuori dagli schemi) e Basil Hallward (rinomato pittore dell’epoca che si innamorerà perdutamente di Dorian); tuttavia, se da una parte l’amicizia con Basil è più pacata, quella con Lord Henry lo travolge completamente, facendogli provare ogni esperienza estrema. Attraverso Henry, Dorian capisce l’importanza della propria bellezza e giovinezza, tant’è che, spesso, Lord Wotton afferma che

“La giovinezza è l’unica cosa che vale la pena di avere”

oppure

“La bellezza è una delle manifestazioni del genio. In realtà è più elevata del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni”.

L’inizio del percorso di Dorian inizia quando Basil finisce di ritrarlo, dando vita a un quadro che il pittore stesso definisce come uno dei suoi migliori lavori. È proprio attraverso questo quadro che, in una qualche maniera, Dorian Gray stipula un patto con il Diavolo: egli rimarrà bello e giovane per sempre, mentre il suo quadrò riporterà i segni indelebili della sua vita spericolata. Il tutto avrà fine quando Dorian si renderà conto della diabolicità contenuta in quel quadro, distruggendolo e, di conseguenza, ponendo fine alla sua stessa vita.

Lo stile di Oscar Wilde è, indubbiamente, uno dei più interessanti della produzione letteraria di fine ‘800 e inizio ‘900. Ne “Il ritratto di Dorian Gray” l’autore pone un’attenzione speciale ai dettagli, quelli che sfuggono a un occhio poco attento, in modo tale che il lettore possa immergersi completamente nella realtà che sta leggendo. Inoltre, tutta l’opera è pervasa dagli aforismi di Lord Henry. Questi aforismi, queste sue “perle di saggezza”, hanno un ruolo facilmente decifrabile: da una parte, è come se Henry stesso fosse il protagonista di questa storia; dall’altra, non si riesce bene a capire se tali aforismi siano da interpretare in una luce negativa o positiva.

 

Una cosa, però, è certa: attraverso i vari personaggi, Wilde mette in gioco sé stesso, si dichiara al lettore per ciò che è. È come se, leggendo, si stia avendo una conversazione indiretta con l’autore stesso. Ed è forse questo ciò che rende quest’opera un capolavoro letterario.

 

Greta Noemi Chimienti

 

La scheda libro

Il ritratto di Dorian Gray

di Oscar Wilde

Universale Economica Feltrinelli

Classici

Il ritratto di Dorian Gray