Febbre, una storia che scortica e lascia una traccia indelebile

Mi sono follemente innamorata di un autore e del suo libro. Jonathan Bazzi. Febbre.

Con un colpevole anno di ritardo mi sono accorta di lui. Confesso che quando è uscito mi ha sfiorato, ma il testo del risvolto di copertina non mi aveva incuriosito più di tanto: gay, sieropositivo; mah, cos’ho io in comune con Jonathan Bazzi? Niente

Dopo qualche mese me ne ha parlato Francesca, una collega che lo ha presentato in biblioteca, a Sesto San Giovanni. Lavoriamo lì entrambe ma io mi sono persa la sua presentazione.

Poi Febbre viene candidato allo Strega da una scrittrice che amo moltissimo, Teresa Ciabatti.

Beh, mi dico, mi sa che è arrivato il momento di leggerlo. Prima l’ho ascoltato su Audible, recitato magistralmente da Valentina Carnelutti. Poi ho scaricato l’e-book e l’ho (ri)letto, poi ho dovuto comprarlo anche di carta: avevo l’esigenza di avere questo libro tra le mani per ritornare sugli oltre 100 passaggi che avevo evidenziato.

Febbre è la storia vera di Jonathan Bazzi e, nonostante racconti di un microcosmo, è scritta così bene da diventare un bene durevole sul quale investire.

E’ un romanzo che si sviluppa su due piani temporali: da una parte Jonathan bambino, figlio di genitori giovanissimi, una famiglia che si spacca subito, una madre concentrata a tenere insieme ciò che resta lavorando senza sosta e un padre, “promessa non mantenuta“, assente, disattento, scostante, atteso seppur con la consapevolezza di una partita persa troppo presto da un “bambino invisibile“.

E poi i giochi “sbagliati”, la balbuzie, l’omosessualità, i bulli di Rozzano, periferia irrisolta di Milano. Rozzano, vero coprotagonista del romanzo.

“A Rozzano tanta gente ha origini meridionali, ma Rozzano non è Sud. È una specie di Sud senza il calore del Sud.

È Sud sradicato e reimpiantato in fretta. Un concentrato delle difficoltà delle piccole periferie della Calabria, della Sicilia, della Puglia, della Campania, innestato in mezzo al freddo e alla nebbia della Pianura Padana, in mezzo ai suoi ritmi, ai suoi standard. È Sud raffreddato, senza mare, senza famiglia, senza più tradizioni. È la sua forza impetuosa e animale virata al negativo, affamata, ingabbiata in quei palazzi in serie senza mondo intorno”.

L’altro piano temporale del romanzo è il presente di Jonathan, un adulto che, per una febbre non alta ma persistente, scopre di essere sieropositivo.

“La malattia fa più paura finché rimane distante: quando ti arriva addosso, tutto diventa più facile”.

Quasi sollevato per non avere un male peggiore, Jonathan, decide di non coincidere con la sua malattia.

“L’HIV è una mia caratteristica reale, incontrovertibile, una delle tante… Il virus in realtà non dice niente di me, non dice niente di chi ce l’ha”. Sempre lo stesso, uguale per tutti. Semmai conta il modo in cui chi ce l’ha assume su di sé la sua diagnosi, lo stile con cui sceglie o riesce ad attraversarla”.

Cos’ho io in comune con Jonathan Bazzi? Niente.

Eppure questa storia è di una potenza assoluta: scortica e lascia una traccia indelebile.

Il dolore, la sofferenza, l’emarginazione che hanno accompagnato la vita di Jonathan sono stati mangiati, elaborati, assorbiti e, forse proprio per non aver potuto fluire nei tempi e nei modi giusti dalla sua bocca, hanno scavato all’interno del suo corpo, si sono attaccati a ogni suo organo e si sono trasformati in parole scritte, pulite, potenti.

Cos’ho io in comune con Jonathan Bazzi? Niente.

Eppure sono rimasta incantata da questo autore esordiente che il mio istinto materno vorrebbe abbracciare. Impotente, ho assistito con lui allo sgretolarsi della sua famiglia, ho avuto paura con lui dei “maschi” di Rozzano, ho tremato con lui in attesa dell’esito degli esami.

Cos’ho io in comune con Jonathan Bazzi? Niente.

Eppure tifo per lui come se lo conoscessi da sempre. Vorrei vederlo sommerso di affetto, vorrei leggere solo commenti positivi e umani sui social, vorrei che Rozzano, con la sua biblioteca salvifica, gli riconoscesse la benemerenza civica.

E vorrei che tutti sapessero che a Rozzano, dove o sai picchiare o le prendi, puoi anche imparare a volare.

La scheda libro

Febbre

di Jonathan Bazzi

Fandango

Immagine libro Febbre