FRANCESCA CHIAPPA, Hacca Edizioni: la lettura è lo spazio di resistenza per chi vuole cambiare il mondo.

L’editore del mese” è una rubrica di La scimmia dell’inchiostro, il blog di GoodBook.it – Il portale delle librerie indipendenti: ogni mese è dedicato alla scoperta di un editore del panorama indipendente italiano, grazie alla collaborazione con alcuni book-blogger.

Per il mese di febbraio, Qui Si Legge ha intervistato Francesca Chiappa, fondatrice di Hacca Edizioni, una casa editrice indipendente che ha sede nelle Marche. Per Francesca “i libri sono visioni, la loro scelta è anch’essa una traiettoria nata nella testa, e nella pancia, di chi in editoria ci lavora. Ogni marchio editoriale, soprattutto tra gli indipendenti, denota uno specifico intuito, quello di chi si è incaponito in una direzione e prova ad aprire la strada”.

QSL – Francesca Chiappa, hai fondato Hacca Edizioni nel 2006. Puoi tracciare un bilancio dei tuoi primi dieci anni?

FRANCESCA – Sembra sia passata una vita intera in questi effettivi dieci anni di vita della casa editrice. Sarà che sono cresciuta con lei (avevo 27 anni quando ho creato Hacca), che il mercato editoriale ha subito una intensa e feroce mutazione, sarà che lavorare in una casa editrice prende tutto di te – ogni momento libero, ogni pensiero, ogni sogno –, ma questo tempo è stato un tempo lungo e lento. Proprio ieri abbiamo mandato in stampa il settantaquattresimo titolo di narrativa, a testimoniare che siamo state caute ma cocciute. Abbiamo raccolto voci nuove, esordi importanti, e un’idea di letteratura che vuole essere di scoperta del contemporaneo. Abbiamo riportato in libreria autori del Novecento italiano che non si trovavano più negli scaffali. Ci siamo fatte un’idea di mondo insieme alle scrittrici e agli scrittori che hanno abitato il nostro catalogo. E posso dire che il mondo lo abbiamo compreso di più, attraverso le parole raccolte nelle nostre pagine

QSL – Chi era Francesca Chiappa prima di Hacca Edizioni?

FRANCESCA – Ero semplicemente una studentessa appassionata di saggistica e attratta dalla carta. Ho sempre vissuto accanto ai libri: da piccola, frequentando la biblioteca del paese e crescendo come lettrice, e poi come avida consumatrice di informazioni. La mia idea di editoria era completamente sbagliata. Anzi, forse non avevo nemmeno idea di cosa fosse e come funzionasse una casa editrice. Finché non sono entrata a far parte di una redazione che si occupava di editoria professionale. Lì ho capito che avrei potuto giocare con tutti gli aspetti più tecnici del lavoro editoriale: l’impaginazione, la correzione, l’editing. Dopo è arrivata la parte creativa, che ho dovuto imparare a gestire, confrontandomi con gli aspetti più commerciali di questo settore. Un lavoro bellissimo, che continuo a fare con passione, paura e determinazione.

QSL -Donna ed editore. Ti sei scontrata con stereotipi e pregiudizi?

FRANCESCA – No. Forse perché ho scelto di ignorarli, di non dare loro il potere di inquinare il mio sguardo sul mondo. Non ho mai costruito la mia personalità basandola su un genere o un orientamento sessuale, e credo che questo sia perfettamente visibile dal di fuori. Se ho avuto delle difficoltà o incontrato degli ostacoli, li ho sempre valutati in relazione alle mie scelte, non al mio taglio di capelli o all’abito che indossavo. Questo, con il tempo, credo mi abbia resa forte e impermeabile. Con questo non voglio negare l’esistenza di pregiudizi e stereotipi e la loro pervasività, anzi. Lavorando con le parole, cerchiamo ogni giorno di sfidarli, anche quando si presentano mascherati e subdoli. E’ un lavoro duro che richiede un esercizio costante. Ricordo i primi tempi quando, a chi mi domandava del perché la nostra redazione fosse formata principalmente da donne, rispondevo che le ritenevo più idonee ad accogliere, a farsi carico delle esigenze di chi scriveva per noi. Era un errore, fondato su uno stereotipo. Ora so che si trattava solamente di un caso che ci fossero tante donne.

QSL – Qual è l’identikit del vostro lettore e, invece, a quale target vorresti arrivare?

FRANCESCA – Mi fai una domanda alla quale non so ancora rispondere, a distanza di tanti anni. Forse perché siamo noi a non avere un lettore tipo, oppure perché nel tempo gli stessi lettori sono cambiati, si sono trasformati. Abbiamo avuto lettori giovani, curiosi di scoprire e di confrontarsi con le voci nuove che abbiamo provato a scovare, con la loro idea di scrittura e con la loro visione. Ma anche un pubblico maturo, esigente, molto colto, interessato ai recuperi e a quei titoli che raccontano l’Italia del Novecento, l’Italia della ricostruzione e della fabbrica, l’Italia di Olivetti e di Mattei. È agli adolescenti, tuttavia, che vorrei arrivare. Giorni fa “guardavamo” il nostro catalogo, e ci siamo accorte che ha tutto a che fare con lo schiudersi dei sentimenti. Ogni libro pubblicato contiene il racconto della nascita, o meglio della scoperta, di un sentimento. Ecco, penso che sia all’adolescenza che mi rivolgo idealmente tutte le volte che scelgo di pubblicare un libro: mi chiedo se sarà capace di svelare un segreto, di accendere una rivoluzione, una qualsiasi.

QSL –  Quali libri hai sul comodino e quali libri consideri fondamentali nella tua vita?

Il mio comodino ha una conformazione ormai standard. Pieno zeppo di manoscritti che non faccio in tempo a leggere, nonostante le buone intenzioni. C’è sempre il libro in lettura per il Circolo di lettura “Viola legge”, ci sono i libri da presentare nella nostra libreria, Kindustria, che condivide lo spazio della redazione. E poi ci sono i libri che leggo per me, per rimettere in equilibrio il respiro, per assentarmi e provare su di me le esperienze e i sentimenti dei protagonisti delle storie che leggo. Se durante l’infanzia leggevo per riempirmi gli occhi di meraviglia e di avventure, con il tempo ho imparato ad amare le attese e i silenzi. Sono stata al fianco di Santiago per notti e giorni (Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway), nella foresta nera con il mio amico ritrovato (Fred Uhlman), per poi ritrovarmi sulla strada (Jack Kerouac), felice e un po’ sbandata. Poi, crescendo, è stata la poesia a fornirmi le parole: Anna Achmatova, Sylvia Plath, Emily Dickinson, naturalmente Rimbaud, Verlaine, ma anche Majakóvskij e persino Pound. Poi con lo studio è arrivata la passione per i libri di Storia, che mi hanno aiutato a comprendere un secolo breve (Eric Hobsbawm), e di politica economica (Stiglitz, Krugman, ma anche Marx e Bakunin) che mi hanno avvicinato alle idee dei movimenti no global di allora. Ora sono tornata nuovamente a perdermi nella narrativa, con un piglio più esigente e con un’attenzione più profonda verso la scrittura. Non cerco più avventure, viaggi e distanze nei libri che leggo, quanto piuttosto le parole che riescono a restituirmi il senso più profondo dei sentimenti. Esco in questi giorni da una lettura folgorante, da questo punto di vista: Lila di Marilynne Robinson, suggerito dall’amica scrittrice Elisabetta Bucciarelli.

QSL – Quali sono i libri di Hacca Edizioni in uscita nel 2017?

FRANCESCA – Ve ne anticipo alcuni. Il 3 marzo uscirà un romanzo d’esordio che ho aspettato per anni: Un’imprecisa cosa felice di Silvia Greco. Un libro sulla felicità, su quel sorriso che malgrado tutto – nonostante i dolori, le tragedie, i fallimenti che incontriamo –, riusciamo ancora a fabbricare sulle nostre facce. Perché in fondo ci basta poco – una giornata di sole, uno sguardo, una parola – a renderci felici e a farci pensare che possiamo continuare a vivere. Sempre a primavera la pubblicazione di Vito ballava con le streghe di Mimmo Sammartino, edito anni fa da Sellerio: ancora magia e sogno nelle parole di un autore che siamo certe sarà sempre più amato dai suoi lettori. E poi i recuperi della collana Novecento.0 che, grazie alla direzione di Giuseppe Lupo, ci permetterà di riportare in libreria nel corso dell’anno, ad esempio, Michele Prisco.

QSL – Perché in Italia si legge poco? (Il 58% dai 6 anni in su, dati Istat 2015, non legge neanche un libro all’anno n.d.r.)

FRANCESCA -Non lo so. Il mondo che noi frequentiamo è fatto di lettori. L’editoria si prende la vita di chi ci lavora, sembrerebbe che la circondi. Per noi è impensabile un paese di non lettori, case spoglie di libri, giornate spoglie di parole. Ma il paese reale è un paese che man mano si è impoverito, economicamente, socialmente e culturalmente. Un paese dove non si finanzia più la ricerca, dove l’istruzione non garantisce più un’occupazione e anzi sembra contrastarla. Un paese dove la disuguaglianza si è aggravata, creando una distanza enorme tra i vari strati sociali. Non voglio dire che i libri sono diventati beni di lusso. Penso piuttosto che la lettura sia diventata invece uno spazio di resistenza, riservato a chi – per formazione, per opportunità, per consapevolezza – ha ancora la volontà di cambiare il mondo. Ecco, vorrei che i libri occupassero più spazi, anche quelli inaspettati, anche quelli che possono sembrare inutili o inappropriati. Perché ognuno possa avere un libro accanto quando, improvvisa, sentirà di nuovo, o per la prima volta, la voglia di leggere.

QSL –  La fascia d’età in cui si legge di più è quella dei 15-17 anni, probabilmente legata ai libri che obbligatoriamente si leggono a scuola. Perché si perde per strada la voglia e il piacere di leggere e qual è la tua idea per riavvicinare le persone alla lettura?

FRANCESCA – Sono domande alle quali cerco continuamente risposte. Si smette perché? Forse perché quella è un’età in cui si chiede un impegno più razionale, verso l’università o verso il lavoro e chi non può continuare a studiare deve mettere da parte il sogno di cambiare il mondo. Credo che l’amore per la lettura stia tutto in quel sogno.. I libri non sono che parole, e visioni, dopotutto.

QSL –  Le nuove tecnologie e il mercato saturo costringono gli editori ad avere, oggi, competenze ben diverse da quelle necessarie solo il secolo scorso. Ma quanto conta, invece, la “pancia” (intuito, passione, emozione)?

FRANCESCA – Dipende dal tipo di editoria. Quella di progetto, che è quella che conosco meglio, sta tutta nella “pancia”. Se, come ho ripetuto più volte, i libri sono visioni, la loro scelta è anch’essa una traiettoria nata nella testa, e nella pancia, di chi in editoria ci lavora. Ogni marchio editoriale, soprattutto tra gli indipendenti, denota uno specifico intuito, quello di chi si è incaponito in una direzione e prova ad aprire la strada. Le tecnologie e le nuove competenze sono solo strumenti per lo stesso identico obiettivo di sempre.

QSL – Da Matelica (Mc) dove avete il quartier generale, come vedete la dicotomia tra il Salone del Libro di Torino e Tempo di Libri di Milano? A quale fiera parteciperete?

FRANCESCA – Amo definire Hacca una casa editrice di campagna. Siamo nell’entroterra marchigiano, tra le colline e i filari di verdicchio. Ho sempre partecipato al Salone del libro di Torino, e con gli anni ho imparato a conoscere le strade della città, le ho viste cambiare, animarsi e ripopolarsi, e mi è sembrato di aver fatto parte di questa mutazione. Quando ho sentito per la prima volta l’idea di una fiera del libro a Milano, ho pensato che quel cambiamento non lo avrei vissuto, e che fosse un peccato abbandonare un luogo simbolico come il Lingotto di Torino. Abbiamo preferito restare al Salone Internazionale del libro di Torino, grazie anche alla loro iniziativa nei confronti degli editori del territorio colpito dal terremoto, esonerati dal pagamento dello spazio espositivo, che rende possibile la nostra partecipazione. Su Milano abbiamo scelto Book Pride, per la prima volta quest’anno. E poi Palermo, con una Marina di Libri.

QSL – Avete lanciato l’iniziativa “Futuro infinito”, per donare libri ai terremotati di Visso, libri che potranno costituire il nucleo della futura biblioteca del paese. Come è nata l’idea e come sta andando l’iniziativa?

FRANCESCA – Noi non abbiamo altro che libri e parole per costruire il nostro futuro. Quando questo terremoto ci ha colpiti, non solo buttando giù le case, ma distruggendo l’intera nostra identità, la prima cosa che abbiamo ritenuto indispensabile per la ricostruzione è stata una raccolta di libri. Ogni libro un mattone. Ogni libro una visione. Quando una casa si muove, i primi a cadere sono i libri. Ma sono anche le prime cose che riusciamo a rimettere in piedi (perché è più facile, ma anche perché ci preme farlo). E allora abbiamo pensato a una biblioteca, un deposito di libri che possa reclamare uno spazio, anche fisico, nella ricostruzione, nel paese che verrà. Ma anche nell’identità delle persone che lo riabiteranno.

 

 

 

 

 

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