L’ultimo regalo di mio padre: “Un giorno mi ritroverai”

In tanti mi chiedono “come fai a leggere così tanto”? Io non so rispondere perché per me la lettura è parte integrante della mia vita, è una necessità come quella di mangiare, un piacere come quello di viaggiare e un’abitudine come quella di struccarmi prima di andare a dormire.

La lettura è entrata con questa forza nella mia vita grazie a mio padre. Lavorava alla Rizzoli e spesso arrivava a casa con libri bellissimi, copertine stupende (ricordo “La favola di Natale” di Guareschi) oppure edizioni BUR (nel mio cuore “La pendola magica“) o ancora classici. Avevamo la casa piena di libri e io li divoravo. Mi sentivo come “Truciolino sempre affamato“, protagonista di una fiaba de “L’enciclopedia della favola” di Gianni Rodari, un libro che non ho più ritrovato. In questi giorni ricorre l’anniversario della morte di papà e non posso fare a meno di pensare a quanto il suo ricordo viva anche grazie ai libri che mi ha regalato e alle letture che abbiamo fatto insieme.

 

Il primo regalo di mio padre: le Fiabe Italiano di Italo Calvino

Paola Malcangio
I due volumi delle Fiabe Italiani, letti, amati, consumati

I primi libri che mi portò a casa, ero piccolissima e non sapevo ancora leggere, furono i due volumi delle “Fiabe italiane” di Italo Calvino, una raccolta di storie popolari di tutte le nostre regioni, storie di uomini, di donne lontane dallo stereotipo della principessa, storie di ingegno usato per superare le difficoltà, storie su come affrontare la paura della morte. Con questi libri è iniziata la mia storia di lettrice. E le “Fiabe Italiane” mi accompagnano da allora. Sono sempre state sulla mensola più accessibile della libreria perchè ogni tanto riafforava un ricordo, un nome, un titolo, un’emozione e avevo bisogno di riprenderle in mano e rileggerle. Da qualche anno però le ho trasferite sul mio comodino perché sono diventate un bellissimo momento di incontro tra me e miei figli. Come da tradizione, all’inizio ho letto io per loro queste fiabe che, seppur a volte abbiano un linguaggio molto distante dall’italiano moderno, continuano a trasmettere emozioni.

 

Una delle soddisfazioni più grandi è sentire i miei figli dire “leggiamo le fiabe di nonno Mimmo?”, perchè è così che sono entrate nella loro vita e così ci rimarranno. Da quando hanno imparato a leggere fanno a gara per leggere ad alta voce una delle fiabe al resto della famiglia. A volte ridiamo per i nomi improbabili dei protagonisti. Ci è rimasto impresso Giumento, basta pronunciarlo quando siamo arrabbiati e iniziamo a ridere. I libri sono davvero vissuti e consumati ma la rilegatura a filo li rende resitenti e per fortuna perché spero vivano ancora a lungo.

L’ultimo regalo di mio padre: Un giorno mi ritroverai

Paola Malcangio
L’ultimo regalo di mio padre

L’ultimo libro che mi ha regalato papà ha un titolo che, purtroppo, guardava avanti: “Un giorno mi ritroverai“. Era il settembre del 2011, un mese dopo scoprì di essere gravemente malato e dopo altri tre mesi la malattia se lo portò via.

Gli era piaciuto molto, me lo raccontava la sera quando veniva a cena da me. C’era un personaggio che si chiamava Sofia, come mia figlia, e lui aveva messo un segno nelle pagine che ne parlavano. “Sofia vuol dire sapienza, lo sai?” mi diceva sempre.

Quel libro lo tengo come una reliquia, ogni tanto lo sfoglio ma poi lo ripongo: non ho ancora trovato la forza di leggerlo.

 

 

 

Uno sguardo che sento ancora addosso

Paola malcangioQuesta foto del mio matrimonio non l’ho mai amata particolarmente perchè mentre io, mia madre e i miei fratelli guardavamo l’obiettivo, mio padre guardava da un’altra parte.

Riguardandola ho capito che lo sguardo di mio padre era posato su di me. Uno sguardo amorevole che mi ha sempre accompagnata durante tutta la sua vita e che sento ancora addosso.