Il comodino di Maria Elisabetta Ranghetti, autrice di “Oltre il mare di Haifa”

 

ranghetti fotoRanghetti

Maria Elisabetta Ranghetti (1977) si è laureata in Lettere Moderne nel 2002 presso l’Università degli Studi di Pavia con una tesi sulla Survivors of the Shoah Visual History Foundation di Steven Spielberg; dal 2005 è iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti.

Ama viaggiare, fotografare, dipingere e soprattutto leggere; nel 2005 ha fatto il suo primo viaggio in Israele e Palestina e da allora si reca a Gerusalemme ogni anno per approfondire la conoscenza di quella terra portando avanti studi di ermeneutica rabbinica ed ebraico.

Scrive da sempre e in passato ha avuto modo di collaborare con alcune testate giornalistiche occupandosi, in modo particolare, di cinema e poi di Medio Oriente.

“Oltre il mare di Haifa” è il suo primo romanzo edito. Conosciamola meglio attraverso i libri che tiene sul suo comodino.

QSL – Il primo libro, quello che regge la colonna, è Tutto Mafalda?, sei anche tu una “bambina terribile”?

RANGHETTI – In un certo senso sì, sono anch’io una “bambina terribile”, una contestataria. Mafalda però non è solo una bambina acuta, ma è un mondo, una filosofia e una terapia: la quinoterapia, ovvero la terapia della felicità perché fa riflettere sorridendo. È un buon antidoto alla tristezza e al tempo stesso costringe il lettore a prendere atto di come il mondo sia “malato”; l’arguzia delle sue battute, a cui fanno da contraltare quelle degli altri personaggi, mi aiuta a riflettere costantemente sull’umanità. È anche l’emblema del mio amore per il mondo del fumetto –dal candido Charlie Brown al giornalismo a fumetti passando per Walt Disney-, una fetta di cultura che nella mia biblioteca non manca.

QSL – Passiamo a un libro completamente diverso, Danny l’eletto, un romanzo del 1967. E’ un libro che stai leggendo o è uno di quelli che ti ha segnato?

RANGHETTI – Lessi Danny l’eletto per la prima volta circa quattordici anni fa e poi lo rilessi altre volte così come altri libri di questo incredibile autore; Potok, per me, è un maestro non solo per contenuti ma anche per stile. Grazie a lui ho scoperto il mondo degli haredim, gli ebrei ultraortodossi, un mondo pieno di fascino anche se molto complesso e spesso liquidato come retrogrado e oscurantista. A mio avviso, invece, è  caratterizzato da una bellezza che difficilmente ho trovato altrove. Potok, da bravo rabbino, sa far danzare le parole e descrivere mondi celati ai più con una semplicità che ha reso i suoi testi leggibili ad un amplio pubblico. Meraviglioso in tutti i suoi libri, non trovo aggettivo più calzante, un vero maestro della scrittura.

QSL – Passiamo al libro del Cardinale Gianfranco Ravasi, Qohelet, che parla di un testo contenuto nella Bibbia…

RANGHETTI – Gianfranco Ravasi non è solo un biblista di fama mondiale, ma un ottimo oratore e scrittore. Qohelet, per me, è un caposaldo di vita; è il libro più laico di tutta la Bibbia, a stento inserito nel canone, ed è intriso di verità semplici ma al tempo stesso sconvolgenti. Si legge in qualche ora (sono solo dodici capitoli); ricordo che, la prima volta che lo lessi, continuavo a ripetermi: “Questo è assolutamente vero!”. È un testo che mi aiuta a ricordare la caducità della vita, che tutto è soffio (non vanità come erroneamente viene tradotto): l’essere umano è un soffio che trova eternità solo in D-o! Questo per me è il significato più profondo di Qohelet, un testo che andrebbe insegnato sui banchi di scuola e che sarebbe di grande aiuto ad una società come la nostra che, in nome della laicità  diventata laicismo, ha sfrattato Dio buttando così via il bambino con l’acqua sporca. Qohelet parla all’uomo della vita e lo costringe a ricordarsi che è solo di passaggio e questo è un insegnamento per credenti e non credenti. Il commento che ne fa Ravasi in questo libro è uno dei più brillanti e belli che abbia letto e lo consiglio vivamente a chi si accosti per la prima volta alla lettura di questo incredibile testo biblico.

QSL – Dal Cardinal Ravasi a Harry Potter. Spiega la tua scelta

RANGHETTI – A lungo ho snobbato la Rowling perché non amo il fantasy come genere e non ho da subito apprezzato la saga di Harry Potter; poi, quando ho cominciato a gustarla, non sono più riuscita a farne a meno. È il ritmo narrativo il grande pregio di questi testi: non riesci a staccarti dal libro, devi assolutamente girare pagina e sapere cosa succeda. Questo mi ha insegnato molto su quanto sia importante questo elemento per uno scrittore perché, se sai catturare i lettori e li fai immergere nel tuo mondo, hai raggiunto sicuramente un importante obiettivo.

QSLDon Camillo di Guareschi. Un classico italiano

RANGHETTI – Di classici italiani che amo ce ne sono parecchi (che mi consolano dell’assenza di testi altrettanto significativi tra i nostri contemporanei). Ho scelto Guareschi per due motivi: il primo è perché amo molto i suoi personaggi umili e simpatici, spettatori e attori di una profonda tragicità umana. Peppone e don Camillo sono due uomini che vivono l’amore per la terra e sono portavoce di una semplicità intrisa di ironia e profonda saggezza. Il secondo motivo è perché il “Mondo piccolo” di Guareschi è una parte essenziale di me dato che è lo stesso mondo nel quale sono nati e cresciuti i miei genitori, in pratica le mie origini; la realtà contadina di Brescello è del resto quella di molti altri posti d’Italia del dopoguerra, una realtà dura, talvolta feroce, ma altrettanto carica di buon senso e di solidarietà. Non la mitizzo proprio perché la conosco bene, ma ne apprezzo quelle qualità che oggi mi sembrano andate perse come la lealtà tra avversari e ovviamente l’ironia, grande arma per stemperare odio e rabbia, confusa spesso col sarcasmo o con l’irriverenza della satira che mi piacciano meno.

QSL – Passiamo poi a un libro ambientato ad Haifa, come il tuo, L’amante, di Yehoshua

RANGHETTI – È stato il primo testo israeliano che abbia letto ed è stato amore a prima vista; non solo per la scrittura, ma soprattutto per i luoghi descritti. Mi ha permesso di scoprire, prima ancora che mi recassi là, una terra che ora sento come casa mia; la grandezza di Yehoshua –come quella di molti suoi colleghi- sta nella capacità di parlare dell’umanità di quei posti, non del conflitto che qui sembra essere diventato l’unico argomento interessante di quella zona. Coinvolgente e commovente come ogni buon libro dovrebbe essere, L’amante mi ha fatto scoprire Israele quattordici anni fa e mi ha permesso di immergermi in quel mondo e amarlo profondamente. Yehoshua è solo uno dei tanti israeliani che in questi anni ho avuto il piacere di leggere e che tuttora leggo con voracità.

QSL – Hai scelto poi Intervista con la storia di Oriana Fallaci. Quale intervista di ha colpito di più?

RANGHETTI – Ho scelto la Fallaci come emblema di un mondo che amo moltissimo, quello del giornalismo, professione che trovo affascinante e meravigliosa; il mio rammarico è vedere che giornalisti come lei, Terzani, Montanelli e Biagi non abbiano più degni eredi ai giorni nostri perché il giornalismo è stato ridotto, in Italia, a gossip o a commento: ma continuando a commentare senza raccontare i fatti, dove stiamo andando? Molte sono le interviste che mi hanno colpita in questo testo; forse quella di cui ho un ricordo più vivido è quella con Alessandro Panagulis, diventato il suo compagno di vita per alcuni anni nonché protagonista di “Un uomo”, un libro testimonianza che non esito a definire capolavoro. Amo la Fallaci per la sua schiettezza che talvolta arriva ad essere durezza, per il suo chiamare le cose con il loro nome; nel bene o nel male è sempre stata molto sincera, virtù che oggi giorno vedo brillare poco. Sapeva scrivere, aveva uno stile impeccabile, riusciva a travolgerti con le sue domande incalzanti che spesso mettevano l’intervistato in corner: oggi giorno chi sa scrivere articoli con così tanta acutezza senza farti addormentare?

QSL – Chiude la tua selezione On writing di Stephen King. Anche la tua vita è “scrivere”?

RANGHETTI – Mi piacerebbe molto che la mia vita diventasse “scrivere” a tempo pieno; questo testo mi ha insegnato molto su un mestiere che ritengo “in fieri” molto più di altri. Sono convinta che scrittori si nasca non si diventi, ma occorre sempre essere vigili, non dare mai niente per scontato e cercare il confronto con i grandi che sono arrivati prima e con i contemporanei che danno contributi significativi. Leggere On writing è stato divertente e molto interessante; un testo ricco di spunti che, proprio ora mentre scrivo, plasmano inconsciamente il mio stile espressivo. Scrivere è un dono, ma è anche una grossa responsabilità perché dà a chi legge l’occasione per crescere o, se il libro è scritto male, per abbassare il livello (in termini stilistici e contenutistici). Un buon lettore impara col tempo a capire se un libro è scritto bene o male; negli ultimi tempi ho migliorato molto questa capacità di valutazione e, senza remore, mi avvalgo sempre più spesso del terzo diritto del lettore di Pennac, il diritto di non finire un libro. Il tempo è poco per tutti e non vale la pena buttarlo via obbligandosi a leggere un testo brutto o soporifero.

QSL – Come scegli i libri da leggere?

RANGHETTI – Dipende. Abitualmente scelgo i libri in base all’argomento che voglio approfondire, ma capita spesso che la preferenza ricada su testi che mi permettano di viaggiare in luoghi/epoche a me cari o su generi narrativi che amo particolarmente come per esempio il romanzo storico. In ogni caso la scelta non è mai dettata dalla copertina o dal trend del momento; se il libro più pubblicizzato in un certo periodo è tra quelli che ho interesse a leggere sicuramente finisce sul mio comodino, viceversa non lo prendo in considerazione. Capita sovente che mi faccia anche consigliare da persone che so essere “esperti” di certi generi letterari o con cui ho in comune i gusti.

QSL – Leggi su carta o e-book?

RANGHETTI – Leggo su carta, raramente su supporto elettronico perché ho bisogno di stringere tra le mani il libro, poterne toccare le pagine, sentirne il profumo e il rumore quando lo sfoglio; in questo sono molto sentimentale ma anche segnata dal mio percorso di studi umanistici dove spesso ho avuto a che fare, per diletto o studio, col concetto di pagina scritta. Credo ad ogni modo che sia importante cominciare a dare spazio anche all’e-book e questo è un proposito che mi prefiggo perché ogni supporto ha dignità ed importanza e merita attenzione.

QSL – Stai scrivendo qualcosa di nuovo ?

RANGHETTI – Scrivo sempre, ma mantengo il riserbo su ciò che scrivo perché sono una persona che preferisce parlare a libro realizzato. Non amo molto fare anticipazioni, almeno fino a quando non ci sono i presupposti editoriali per poterlo fare; ho agito così anche per il mio primo –ed al momento unico- romanzo pubblicato. Quello che posso dire senza esitazione è che non mi pongo limiti su ciò di cui scrivere perché mi piace la varietà sia in termini contenutistici sia in termini stilistici/narrativi.

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