Intervista alla professoressa Deborah Abbaduto. “Promuovo la lettura con scrittori in carne e ossa”

Oltre 200 ragazzi del’Itis Marconi di Gorgonzola, all’interno dei progetti “Io leggo perchè” e “Scrittori in classe” (quest’ultimo dell’associazione CLIO, Cultura, Libri, Idee e Opportunità) incontreranno nei prossimi giorni lo scrittore Marco Erba, autore del libro Fra me te”, Rizzoli (leggi la recensione). L’iniziativa è coordinata dalla prof.ssa Deborah Abbaduto, appassionata lettrice, che è riuscita a coinvolgere i ragazzi non solo nella lettura ma anche in recensioni e in interviste doppie che abbiamo l’onore di pubblicare sul nostro blog a conduzione familiare “Qui si legge – The reading family”.

Io ho intervistato la professoressa Abbaduto che mi ha raccontato come ha fatto a coinvolgere i ragazzi e quali spunti didattici può dare la lettura del libro “giusto”.

Paola Malcangio

deborah abbadutoQUI SI LEGGE (PAOLA)Come è stato accolto questo libro dai ragazzi?
DEBORAH ABBADUTO – Anche quest’anno, come quello appena trascorso, la scuola in cui lavoro, l’Itis Marconi di Gorgonzola, ha aderito al progetto #ioleggoperchè e i miei studenti (75 ragazzi di seconda superiore, uno diverso dall’altro, che frequentano due classi di liceo e una di tecnico informatico), appena sentono pronunciare questo hastag, rispondono con un sonoro: “Nooo Prof, ma dobbiamo leggere un altro libro?” Uno di loro, avendo già letto il romanzo che avevo scelto di proporre, ha accennato un timido sorriso e si è rivolto ai compagni dicendo che il libro “ci stava”… Da quel momento, è stato un crescendo: alcuni studenti lo hanno letto in un pomeriggio, o in una notte, qualcuno di loro ha pianto, altri forse non lo hanno ancora finito, a pochi giorni di distanza dall’incontro con l’autore, altri forse non lo leggeranno mai e io farò finta di credere che lo abbiano terminato. Perché la lettura è così: puoi proporre, puoi offrire spunti e chiavi di lettura, far riflettere, dialogare, educare al gusto, a non dire solo “mi piace”, “non mi piace”, ma è un’esperienza personale che ogni insegnante ha il dovere di consegnare nelle mani dei propri studenti per farli viaggiare, dopo aver indicato loro alcune tra le possibili rotte, verso la propria meta, autonomi, ma mai soli.
PAOLA – Quali spunti didattici ti ha offerto?
DEBORAH – Dal punto di vista didattico, “Fra me e te”, che è stato letto anche da alcuni genitori, mi ha permesso di dar vita a una vera e propria lezione dialogata, in cui fossero gli studenti a porre l’attenzione sulle tematiche di attualità che li avevano maggiormente colpiti. Il razzismo e il bullismo sono stati al centro di un lungo dibattito perché si tratta di argomenti di cui a scuola si parla di frequente, legandoli ad un fatto di cronaca, ad un articolo di giornale, ma che molto spesso vengono visti come qualcosa di lontano, che capita agli altri ragazzi. Il linguaggio diretto che l’autore utilizza è stato il mezzo per mettere in primo piano i loro pensieri, il vissuto e le paure che hanno e che, talvolta, non sanno come esprimere. Ho chiesto loro, inoltre, di scrivere una recensione a proposito del libro e alcuni si sono cimentati (leggi le recensione degli studenti), insieme ai genitori che lo avessero letto, nella scrittura di una sorta di intervista doppia. E’ stata quindi l’occasione per presentare le caratteristiche strutturali della recensione e dell’intervista da un punto di vista teorico. Uno degli aspetti che ha colpito maggiormente i miei studenti per quanto riguarda le scelte stilistiche e formali di Marco Erba è stata l’idea di alternare la narrazione tra i due protagonisti costruendo un diario la cui simmetria crea attesa nel lettore.
PAOLA – E’ vero che gli adolescenti non leggono o leggono poco al di fuori dei testi assegnati dalla scuola?
Al di fuori dei testi assegnati, molti studenti leggono poco, o per nulla: non sono educati alla fantasia, sostengono di annoiarsi. Preferiscono invece attività più “concrete”, come le definiscono loro, o perdersi nel mondo dei videogiochi e dei Social. Una cosa non esclude l’altra, però, e ogni aspetto della vita potrebbe occupare un momento della loro giornata: la lettura non toglie tempo allo studio, allo sport, alle uscite con gli amici e al divertimento, forse toglie tempo soltanto a chi il tempo se lo fa sfuggire dalle mani. E’ altrettanto vero, però, che ci sono studenti, spesso educati dall’esempio della famiglia, dalla scuola stessa o dalla loro indole di curiosi e di sognatori, che hanno spesso un libro in mano.
PAOLA – Cosa può fare la scuola per far crescere l’interesse verso la lettura?
La scuola che vuole accrescere l’interesse verso la lettura dovrebbe, secondo il mio modesto parere, accogliere idee e suggerimenti di lettura, non recidere gli slanci di curiosità dei ragazzi, ascoltare ma anche saper dire di no. E soprattutto non stancarsi mai di fare proposte. In quest’ottica, è nata l’idea di far leggere un romanzo e di incontrare poi l’autore che lo ha scritto, per mostrare che i libri parlano…e hanno anche la voce!