Intervista a Emanuela Ersilia Abbadessa. Fiammetta: impegno e passione nella Sicilia di fine ottocento

 

Emanuelafiammetta

Emanuela Ersilia Abbadessa, dopo il successo di Capo Scirocco, torna in libreria con Fiammetta, la storia di una donna di fine ottocento straordinariamente moderna, tenace nel perseguire i suoi obiettivi e incurante degli usi e costumi catanesi troppo stretti.  “Qui si legge” ha intervistato la scrittrice.

QSL – Fiammetta, maestra fiorentina di fine ottocento, sa quello che vuole dalla vita e, con determinazione, costruisce il suo futuro o almeno così crede nella prima parte del libro. Fiammetta è una donna sicura di sé, lavoratrice, anticipatrice delle tematiche femministe, incurante del giudizio degli altri. Per questa figura ti sei ispirata a Giselda Fojanesi. Secondo te, nella Firenze dell’ottocento, come può aver vissuto realmente una donna con queste caratteristiche?

ABBADESSA – Credo che allora come oggi per vivere pienamente le proprie convinzioni si debbano avere spalle larghe. E non solo se si è donne. La libertà di espressione, la possibilità di perseguire un progetto sono sempre messe in pericolo dalle circostanze, nell’Ottocento, come nel Novecento e come adesso. Coraggio e perseveranza credo siano sempre le due qualità indispensabili per andare avanti e non curarsi né dei giudizi altrui né delle eventuali critiche.

QSL – Fiammetta sposerà, per amore, il poeta siciliano Mario Velastro, ma dopo il viaggio di nozze, si renderà conto di aver vissuto “una scheggia di felicità fermata nel tempo e incastonata in un altrove”. La vita vera l’aspetta in Sicilia con usi, costumi e … familiari troppo stretti. Fiammetta però non si arrende. “Resettarsi” per non soccombere?

ABBADESSA – Non sono così certa che Fiammetta sposi Mario per amore. Piuttosto per passione o perché le si rompe un tacco, o semplicemente perché a vent’anni anche lei ha diritto di fare qualche stupidaggine. Anche più d’una. Ma avere la capacità di adattarsi alle circostanze è sempre una qualità che, se non sfocia nel camaleontismo acritico, è sintomo di intelligenza.

QSL – A Catania Fiammetta osserva la realtà che la circonda, prende atto della povertà di donne e bambini sfiancati dalle malattie e decide di agire con l’aiuto di altre donne del suo ceto, riunite nella “Sorellanza”. Nello stesso tempo, però, altre donne (le sorelle Strazzeri e la serva di casa) si coalizzano contro di lei. Le donne, quando fanno gruppo hanno una forza che, nel bene o nel male, spaventa. Perché sulla coalizione prevale la competizione?

ABBADESSA – Perché le donne non possiedono nessuna qualità speciale che possa unirle per il solo fatto di essere donne. La storia ne offre prove continue. Sono donna ma non mi sento in alcun modo simile ad altre donne capaci di violenza, prevaricazione. Mi sento simile a esseri umani di qualsiasi sesso che con me condividono gli stessi ideali. La competizione poi fa parte dell’essere umani e, senza esagerare e lasciare cadaveri lungo la propria strada, una sana competizione non è mai necessariamente un fatto negativo.

QSL – L’incontro con Antonio Maria Greco, il grande scrittore (nella realtà Giovanni Verga) sembra possa dare nuova linfa a Fiammetta. In realtà anch’egli non tiene né Fiammetta né le altre donne in grande considerazione. E’ vero allora che “molte delle grandi passioni delle donne sono rivolte a uomini abietti”? E perché ci facciamo così male?

ABBADESSA – Beh, perché siamo donne e i “cattivi” hanno sempre un fascino irresistibile. Almeno per me. Per altro verso Fiammetta pecca di ingenuità con Antonio Maria: lui è un seduttore puro; titanico nella sua assoluta solitudine. Dunque il suo gioco è scoperto, solo chi come Fiammetta non vuole vederlo non lo vede. Ma questo fa parte dell’eterno gioco della seduzione e, che io sappia, con un po’ di sale in zucca, alla fine, d’amore non si muore. Si muore di violenza.

QSL – Nel libro c’è una bellissima descrizione di Catania durante la festa di Sant’Agata. Sembra davvero di esserne parte e di sentirne gli odori. Tu la Sicilia l’hai lasciata ma è sempre nel tuo cuore, vero?

ABBADESSA – Catania sta sempre lì, da qualche parte. La odio e la amo, come spesso capita con i grandi amori impossibili. A Catania ci sono le mie radici ma in fondo io sono una che ha casa là dove posa il cappello.

QSL – Per Fiammetta “Il cuore non è l’amore”. E per Emanuela, cos’è l’amore?

ABBADESSA – Un sentimento molto sopravvalutato.

 

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