La complessità dell’essere madre nei libri di Silvia La Chiusa e Alessandra Nobile

Silvia La Chiusa e Alessandra Nobile hanno molte cose in comune: sono nate nello stesso anno, sono psicoterapeute, risiedono nello stesso Comune, hanno due figli ed entrambe hanno scritto un libro sulla figura della madre: Silvia dal punto di vista di una giovane madre, Alessandra dal punto di vista di una figlia. Mi è sembrato interessante realizzare un’intervista doppia per conoscere meglio i loro lavori e le motivazioni che le hanno spinte a trattare il tema sfaccettato e complesso della maternità. Di seguito la trama dei libri e poi le domande per le autrici.

MADRI ILLUSE. Anita è una donna sposata come tante altre e innamorata del marito. Il giorno del parto trasforma per sempre la sua vita. L’incontro con sua figlia Emma si riempie di paure e di dolori mentre la vita coniugale delude pesantemente le sue aspettative rinchiudendola in una solitudine femminile, che solo una madre può comprendere. Il passato la imprigiona in un vortice di grovigli emotivi sino al drammatico epilogo dopo il quale riesce a riscattarsi come donna, moglie e madre. Un inno alla vita che parte da regioni oscure che si pongono come trampolino di lancio verso l’amore puro che dura per tutta la vita.

LE STELLE NON FANNO RUMORE. Cosa succede quando la nascita di un figlio coincide con la perdita di un genitore? Può essere difficile conciliare dentro di noi ciò che può sembrare una contraddizione assurda. Nel libro l’autrice si rivolge direttamente alla madre, venuta a mancare un mese prima della nascita del suo secondo figlio, e ripercorre ciò che è accaduto nel tentativo di fare i conti con quella contraddizione, ma anche di vedere la vita con uno sguardo diverso. Uno sguardo sempre meno condizionato da schemi preconfezionati su come dovrebbero andare le cose e più incline a provare ad attraversare l’esistenza per come è, nei suoi aspetti ora bellissimi ora dolorosi. Un percorso che l’ha portata a ricordare frammenti di storia familiare, come quella del nonno materno, pittore, segnato dall’esperienza della prigionia nei campi di concentramento in Germania e salvatosi grazie alla sua arte. La madre è divenuta il filo conduttore di una storia e di un’esperienza di vita.

L’intervista doppia a Silvia e Alessandra

QUI SI LEGGE (QSL)Silvia, Alessandra, raccontateci chi siete.

SILVIA LA CHIUSA – Sono psicoterapeuta, direttrice del Centro di Psicologia di Cernusco s/n, presso il quale svolgo la mia attività clinica e dove nel 2013 ho fondato il Lavaggio Emotivo per i traumi psicologici. Da ex nuotatrice agonista mi occupo di Mental Coaching sportivo e come Bionutrizionista studio la relazione tra cibo ed emozioni tema centrale delle mie conferenze e dirette televisive alle quali ho preso parte. Amo la scrittura dando vita alle mie emozioni con la speranza di farle vivere anche ai miei lettori.

ALESSANDRA NOBILE – Sono una psicologa psicoterapeuta di orientamento psicoanalitico. Mi sono specializzata presso la Scuola di Psicoanalisi della Relazione di Milano, nella terapia degli adulti e delle coppie. Attualmente, però, ho sospeso l’attività professionale per dedicarmi alla famiglia e ai figli ancora piccoli. La scrittura è una delle mie passioni da quando ero bambina e l’ho sempre portata avanti nei momenti liberi dal lavoro e dagli impegni familiari

QSLCome nasce l’esigenza di scrivere questo libro?

LA CHIUSA – Sono prima di tutto una figlia, una donna e solo dopo una madre. Ritengo che per tutte noi donne l’esperienza della maternità sia formativa sotto tutti i punti di vista. La protagonista di Madri illuse, Anita, dopo il parto si ritrova in un groviglio emotivo antico dal quale si sente risucchiare, facendo i conti con il senso di colpa sempre presente in ogni madre e che la conduce ad un esito funesto ma per lei liberatorio. Il romanzo raccoglie le esperienze di molte noi donne e madri con la profonda esigenza di dare voce ai dolori femminili inascoltati e spesso da noi stesse non comunicati per pudore o per timore di un giudizio sociale. La femminilità insita in ogni donna deve rimanere viva anche durante la maternità e questo dobbiamo farlo noi, per noi stesse.

NOBILE – L’esigenza o meglio l’urgenza di scrivere questo libro nasce dalla necessità di fare i conti con la scomparsa improvvisa di mia madre. Scrivere, per me, è un modo per affrontare la vita, le sue gioie, le sue sofferenze. Per questo quasi subito ho sentito l’esigenza di mettere su carta le emozioni forti, incandescenti, relative alla mancanza di mia madre. Ma sono riuscita a concretizzare questa esigenza solo due anni dopo. Prima, appena provavo a scrivere, il dolore di ricordare mi bloccava. Poi, un giorno, stavo percorrendo una strada vicino a casa e il ricordo di mia mamma mi è venuto incontro; non più come qualcosa di cupo, di pesante, ma accompagnato da una luminosità e da una leggerezza che non avevo mai provato pensando a lei, da quando se n’era andata. Così è nato l’incipit del libro.

QSL Quanto la vostra professione e la vostra esperienza sono intervenute (se sono intervenute) nella costruzione della storia?

LA CHIUSA – Sicuramente molto, essere madre non significa cessare di essere donna e individuo e questo l’ho compreso non solo grazie alla mia esperienza da figlia, moglie e madre di due figli, ma anche per tutte le storie delle mie pazienti che ho avuto il piacere di sostenere nel loro percorso di evoluzione personale. L’illusione materna della “favola felice”, la solitudine, il rancore, l’abbandono, la colpa, il senso di inadeguatezza e la necessità di vivere sensazioni forti sono emozioni comuni a moltissime donne e madri. Anita parla al cuore di tutte noi.

NOBILE – Nonostante si tratti di un libro autobiografico e non specialistico, penso che la mia formazione ed esperienza professionale, in quanto parte di me, siano sicuramente intervenute molto nella stesura di questo testo. Ho anche dedicato un capitolo a descrivere quanto di prezioso ed unico mi abbiano sempre insegnato le persone che ho avuto in terapia, con le quali ho condiviso un tratto di strada importante della mia esistenza. Come scrivo nel libro, a loro devo tanto. Così come devo tanto al mio maestro di psicoanalisi, il Professor Michele Minolli, venuto a mancare in questi giorni. A lui vorrei dedicare questa intervista

QSLQual è la frase chiave del vostro libro?

LA CHIUSA – E’ quella indicata anche in quarta di copertina “La mamma è quel luogo dove tutto è possibile” e ci credo davvero. La storia di Anita ci insegna che anche da una storia difficile è possibile raggiungere e conoscere l’amore sincero che dura per tutta la vita, quello tra una madre e sua figlia.

NOBILEHo recentemente ritrovato una tua foto di quando eri piccola, mamma. […] I tuoi occhi intelligenti, meravigliati, corredati da un lampo di furbizia birichina, sono gli stessi occhi che riconosco nei miei figli. La tua vita sembra essersi riproposta, in loro, dispiegando la medesima splendida melodia, ma con una tonalità dal sapore inedito. (Cit. da Le stelle non fanno rumore pag.72)

QSLSilvia, perché, secondo te, le donne che vivono la maternità con disagio non riescono a chiedere aiuto?

LA CHIUSA – Quando nasce un figlio non nasce anche una madre. Il divenire madri è un processo impegnativo che richiede più tempo e comporta un profondo cambiamento interiore che spesso obbliga la donna a rivolgersi ad un professionista esterno. Molte donne, più di quelle che crediamo, vivono la maternità con estrema sofferenza e spesso si ritrovano immerse anche in stati depressivi profondi senza riuscire a chiedere aiuto, per timore di risultare deboli o per un senso illusorio di onnipotenza. Bisognerebbe comprendere che diventare madri è difficile e lo è per tutte! Ognuna fa quello che può e cerca sempre di farlo al meglio. Dobbiamo smetterla di giudicarci e imparare ad amarci. Anche la mamma è, in fondo, un semplice essere umano. .

QSLAlessandra, quanto il rapporto intenso con tua madre ti ha aiutato a “leggere” e ad affrontare le tue due maternità?

NOBILE – Mia madre ha sempre avuto su di me uno sguardo di tenerezza e di accettazione incondizionata. Non che non fosse severa, anzi lo era molto e mi spingeva a dare sempre il meglio, nelle diverse situazioni. Ma nei confronti dei miei errori non è mai stata giudicante. Sapeva guardare con dolcezza a me per come sono, con le mie risorse e i miei limiti. Quello sguardo mi ha accompagnata e mi ha aiutata molto alla nascita di Gabriele, di fronte alla scoperta della Sindrome di Down di mio figlio. Quando è nato Nicola, lei era mancata da un mese. Pensavo che il lutto mi avrebbe ostacolata enormemente e invece, dopo le difficoltà iniziali, ancora una volta è stata lei ad aiutarmi. Mi sono resa conto che quel suo sguardo di tenerezza l’avevo ormai interiorizzato e ora faceva parte di me come mamma.

LA SCHEDA DEI LIBRI

La complessità dell'essere madri - Madri illuse
  • Titolo: Madri illuse
  • Autrice: Silvia La Chiusa
  • Editore: Edizioni Convalle
  • Pagine: 257
  • Prezzo: € 14
La complessità dell'essere madri - Le stelle non fanno rumore
  • Titolo: Le stelle non fanno rumore
  • Autrice: Alessandra Nobile
  • Editore: Project
  • Pagine: 104
  • Prezzo: € 12,90