L’arminuta, un romanzo che lacera l’anima

L'arminuta, Premio Campiello
L’arminuta, Premio Campiello 2017

La lasciano come un pacco davanti alla soglia di una casa che non è la sua. Con un vestito nuovo e una valigia, l’arminuta (la ritornata) entra in un’altra dimensione: ad aspettarla  miseria e ignoranza.

Questa è la sua nuova vita, da vivere con una famiglia “nuova” che, in realtà, nuova non è: è la sua famiglia d’origine, quella che, per assicurarle un futuro migliore, l’aveva ceduta a una coppia di lontani parenti e che se la vede restituire dopo 14 anni, troppo pochi per capire, troppo poca anche una vita intera, per capire.

 

Ma occorre viverla, questa nuova vita, e con persone nuove: un uomo e una donna che non riesce a pensare come genitori (“la parola “mamma” si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori”) e una camera da dividere in quattro: due fratelli adolescenti che vivono di espedienti e dispetti (“gli anni da figlia unica non mi avevano insegnato a difendermi, subivo gli attacchi, impotente e rabbiosa”), un fratellino disabile e una sorella, Adriana, con la quale divide un letto sozzo di urina ma che l’arminuta descrive “con pena e tenerezza” e abbraccia per consolare se stessa.

E due vite parallele: quella reale, tra polpette di pane e faccende di casa, e quella che si augura di poter tornare a vivere, con la persona che, nonostante tutto, continua a pensare come madre. Una ragazzina intelligente che legge il suo ambiente d’origine ma non lo giudica, che costruisce, giorno dopo giorno, un rapporto “di salvataggio” con la sorella minore, non perdendo mai di vista il futuro che pensa di meritare. La bellissima terra d’Abruzzo fa da sfondo al romanzo di Donatella Di Pietrantonio che si è aggiudicato il Campiello.