“Il mare intorno all’isola”, l’esordio dolce ed efficace di Michele Fierro

Il mare intorno all’isola” è il romanzo vincitore del concorso letterario “Dentro l’amore 2017“, promosso da Edizioni Convalle.

L’autore, Michele Fierro, racconta vite che si intrecciano a Koufounissia, una piccola isola greca dove tutto scorre lento e tranquillo. La scrittura è dolce ma efficace ed è in grado di farci percepire, insieme ai tormenti dei protagonisti, il calore del sole, il Meltemi tra i capelli e il profumo del mare.

A Koufonissia vive Kostas, un marinaio cui il mare ha strappato il padre, di notte; e che da allora, di notte, quel mare non osa sfidare. Qui vive anche Grigoria, efficiente segretaria di un sindaco mediocre, spenta donnina da sempre innamorata, non contraccambiata, di Kostas. Qui transita Hektor, un immobiliarista troppo occupato dai suoi affari per capire che sua moglie Veronika, sta decidendo di lasciare questa vita.

I destini dei protagonisti si intrecciano sotto il sole (e la luna) dell’isola e non saranno più gli stessi.

Il romanzo, delicato ma intrigante, è stata la mia oasi di tranquillità per tutta la durata della lettura. Colpita dalla maturità della scrittura dell’autore, l’ho intervistato.

Paola Malcangio

 

“Certi sensi di colpa sono come grossi buchi nelle reti. Puoi ripararli e i pesci non ci passeranno attraverso, ma tu continui a vederli”.

 

Intervista a Michele Fierro

Michele Fierro Qui si leggeQUI SI LEGGE, PAOLA Con il tuo romanzo hai vinto il Premio letterario “Dentro l’amore 2017”. Lo avevi nel cassetto o lo hai scritto appositamente per il concorso?

MICHELE FIERRO – L’idea del romanzo nasce da un breve soggiorno di vacanza che ho avuto, tre anni fa, proprio su quell’isola. Le prime parole si sono formate durante i laboratori di scrittura creativa che ho fatto con Stefania Convalle. Successivamente ho cominciato a scriverne la storia, spinto sempre più dal desiderio di dare corpo a un’immagine che stava prendendo forma nella mia mente. Ero arrivato all’ultima riga quasi un anno fa ed è poi rimasto nel fantomatico “cassetto” fino a quando non ho pensato di partecipare al concorso. In realtà, quando l’ho ripreso in mano, ho sentito la necessità di rimetterlo in discussione al punto tale che, da quella prima stesura, ne è risultato decisamente diverso, forse più completo. Mi succede sempre così: prima scrivo come mi viene e poi scrivo come è meglio. Provare e riprovare finché “la nota non suona bene”, una sorta di schema ricorrente in tutto ciò che faccio, anche della mia vita.

PAOLA Nel romanzo si intrecciano molte storie, quella di Veronika, di Kostas, di Grigoria, del sindaco… In quale personaggio si cela l’autore e perché?

MICHELE – Credo sia inevitabile, per un autore dalla penna giovane come me, ritrovare nelle storie e nei personaggi tratti e cenni segnatamente autobiografici. Io non costituisco certo un’eccezione, ovviamente. Tuttavia, devo dire che non ce n’è uno in particolare che io abbia “vestito” delle mie sembianze, né fisiche e né tanto meno caratteriali. Ho provato a distribuire armonicamente, molto più di quanto risultino comunemente raggruppati addosso a me, quei pregi e quei difetti che ben conosco avendone un’esatta percezione. Comunque, se devo dirla tutta, potendo scegliere vorrei assomigliare a Kostas.

PAOLA – Il ruolo del mare nel tuo romanzo è come la vita: a qualcuno toglie a qualcuno dà. Qual è il tuo rapporto con il mare?

MICHELE – Sono nato in una città di mare e, pertanto, mi è inevitabile portarlo dentro, in ogni cosa che faccio. Quella del mare, per chi come me è cresciuto al suo fianco, è una presenza invadente e discreta allo stesso momento. È il fratello maggiore che ti tende la mano e il padre severo che te la bacchetta. È, in una sola parola, il “tutto” da cui non poter prescindere, qualcosa che è lì e ti osserva, anche quando pensi di averlo distratto. Il “mio” mare resta, da sempre, nei miei colori e nel mio tempo. È esso stesso approdo dei miei pensieri sebbene lontano, come luce nel buio, di quelle che sa dare sicurezza. È la certezza di saperlo lì, dove è sempre stato, pronto a rispondere a ogni tua domanda. Semplicemente irrinunciabile.

PAOLA – Scrivi “Quello che senti dentro non dipende da te. Da te dipende solo quello che lasci andare fuori”. Secondo te possiamo modulare la nostra sofferenza?

MICHELE – Sicuramente no, ne sono certo. Il modo in cui accusiamo le incertezze della vita è qualcosa di innaturale e involontario, non ci è dato di poterne modulare la forza o contrastarne gli effetti sul nostro animo. Diversamente da ciò, però, possiamo decidere come e quanto reagire a ciascuna delle avversità che ci colpiscono. Stabilire, pur secondo schemi e tempi che variano da persona a persona, quanto valiamo ai nostri occhi e quanto vale la pena tentare ogni strada per recuperare la felicità perduta, quando la si è persa. Per tornare alla domanda, la sofferenza è inevitabile tanto più quanto si è di cuore sensibile e, tuttavia, chiunque lo è non può non sapere amare, anche sé stesso. Soffrire è un bene quindi e, per quanto non sempre risulti automatico riuscirci, chiunque soffra saprà ritrovare la strada per ritrovare sé stesso. Sempre che lo voglia, si intende.

PAOLA – Tu declini il tuo talento in diverse forme d’arte. A quale progetto futuro ti stai dedicando?

MICHELE – D’istinto mi verrebbe da rispondere che il prossimo progetto è quello a cui non ho ancora pensato. In effetti, mi capita piuttosto spesso di averne “in piedi” più d’uno e non è raro che qualche idea resti “parcheggiata”, non appena ne ho un’altra nuova, per poi essere ripresa alla prima occasione utile. In questo momento mi sto dedicando ancora alla scrittura. Dopo la pubblicazione di Edizioni Convalle del mio romanzo, visti i risultati e quanto hanno saputo incidere sul mio stile, sto continuando a frequentare i laboratori di Stefania componendo una serie di racconti brevi che potrebbero vedere la luce editoriale a breve. Nel frattempo sto lavorando al mio prossimo romanzo. Sono ancora all’inizio, ai primi capitoli, ma la storia è già in buona parte nella mia mente. Oltretutto bisogna che mi sbrighi, dal momento che l’idea per il terzo già esiste e non c’è verso di farla sloggiare dalla mia testa. Ancora più nel breve, sorvolando sui vari eventi di presentazione e artistici in generale che riguarderanno la promozione de “Il Mare Intorno all’Isola”, da qui all’autunno c’è in programma la messa in scena teatrale del romanzo di Stefania Convalle “Una Calda Tazza di Caffè Americano” che dovrebbe vedermi coinvolto in veste di attore. Sembrerebbe che la regista (Stefania) abbiamo pensato a me per la parte del protagonista maschile. Aspetto il copione e intanto scaldo la voce. Arrivederci a teatro, dunque.

 

La scheda libro

Il mare intorno all’isola

di Michele Fierro

Edizioni Convalle

 Il mare intorno all'isola