“Mi vivi dentro”, così continuano le meraviglie di Wondy

Il 12 dicembre del 2016 la lettera di Alessandro Milan alla moglie Francesca Del Rosso, morta di cancro, ha commosso oltre sette milioni di persone. Avevo conosciuto Francesca e ho trovato stupende quelle parole che descrivevano la vitalità e la voglia di fare di Francesca e lo straziante dolore di Alessandro.

A poco più di un anno dalla morte di Francesca, Alessandro pubblica “Mi vivi dentro“, la storia della coppia e della malattia raccontata dalla sua prospettiva. Spesso, e giustamente, siamo concentrati nel fare coraggio alle persone malate (anche se Francesca, in una delle sue innumerevoli liste, sconsigliava soprattutto alcuni modi per farlo) e non riusciamo a capire fino in fondo la sofferenza di chi vive accanto a un malato terminale. Io non riesco neanche a immaginare la forza che possa servire per accompagnare una moglie nel suo ultimo viaggio immaginando, allo stesso tempo, di costruire un futuro per i figli ancora piccoli.

“Tengo in mano il futuro dei miei figli, e cascasse il mondo devo preservarli, se necessario avvolgerli come si fa con un pettirosso caduto dal nido. Questo, spesso, mi fa sentire sulle spalle e nello stomaco un peso enorme. D’altra parte, quei due pettirossi sono anche le mie ali, sono la vera e unica ragione per sorridere al futuro”.

Alessandro racconta la storia della malattia di Francesca alternandola alla loro storia d’amore. Una famiglia moderna e particolare con ruoli non tradizionali. Entrambi giornalisti, lui lavora all’alba e si prende cura dei figli dal pomeriggio alla sera, lei lavora di giorno ma è coinvolta in mille progetti 24 ore su 24. Una strana routine, rassicurante come tutte le routine, fino all’ultimo verdetto sbattuto in faccia ad Alessandro da una dottoressa priva di umanità, speriamo solo per inesperienza. Mentre il loro mondo crolla, Alessandro si assume il compito estremo di tenerne insieme i pezzi fino alla fine e soprattutto dopo. Sembra quasi che, da quel momento, le energie di Francesca passino ad Alessandro per moltiplicargli le forze necessarie a reggere l’inevitabile, energie che prima sembravano non scalfire la vitalità di Francesca nonostante le numerose recidive dalle quali riusciva a rimettersi in sesto con un nuovo strabiliante progetto. Relisiente. Si, Francesca era resiliente cioè capace di far fronte ai cambiamenti traumatici che la vita le faceva subire.

“L’avevo osservata e avevo pensato che la invidiavo proprio. Per il suo ottimismo, la forza di prendere a calci la vita. Aveva un tumore, d’accordo, ma quando non ci pensava era straordinariamente positiva”.

Francesca, durante l’ultima fase della malattia, è anche riuscita a scrivere un altro romanzo, stavolta sull’amicizia femminile, “Storia di due amiche per sempre“, e aveva iniziato il giro delle presentazioni prima di sapere che le metastasi avevano attaccato il midollo.

L’angoscia di Alessandro di fronte al conto alla rovescia, pur raccontato con la positività che Francesca avrebbe voluto, è un pugno nello stomaco che mi ha lasciato senza fiato per diversi giorni. La tristezza e il dolore si riescono a mettere da parte solo pensando a quello che Alessandro è stato in grado di costruire in memoria di Francesca: una fondazione (Wondy sono io), una mostra, un premio letterario, spettacoli, insomma sembra davvero che l’irruenza e la progettualità di Francesca continuino a vivere dentro di lui, per questo, il titolo del libro è meravigliosamente perfetto.

“Non so spiegare da dove mi scaturisca questa molla. E’ una frenesia di vivere, più che altro. Come una sacca di adrenalina che mi è scoppiata nello stomaco”.

 

Il mio ricordo personale di Francesca Del Rosso

Nel 2014 un mio caro amico, Domenico Affinito, mi segnalò il libro di Francesca “Wondy, come si diventa supereroi per sconfiggere il cancro“. Sapeva che per lavoro organizzavo eventi culturali e mi propose la storia di questa sua collega, giovane e “tostissima”, che aveva battagliato contro il cancro come una supereroina,”Wondy”, appunto. Francesca accettò subito di presentare il libro con me. La sua storia mi colpì parecchio ma soprattutto mi colpì la sua voglia di raccontarla, di essere utile alle donne che si trovavano nella sua stessa condizione. Francesca era stata capace di creare una grande community di donne malate di cancro al seno e di donne guarite, uno spazio nel quale non avere paura né vergogna di parlare della malattia.

Adesso sembra normale parlare di cancro con i toni che, per prima, ha usato Francesca ma quattro anni fa non lo era per niente. Credo che lei abbia aperto una via alla condivisione, alla convivenza con la malattia e, se oggi molte persone hanno trovato il coraggio di raccontarsi, forse è proprio perché hanno seguito l’esempio di Francesca. All’incontro in biblioteca “Wondy” si presentò con i suoi famosi zoccoli di gomma e riuscì a trasmetterci così tanto ottimismo che la presentazione prese una piega davvero divertente. Io avevo un braccio rotto e, prima di andare, Francesca mi scrisse sul gesso che anch’io ero una Wondy. Avevo partecipato al suo sondaggio per scegliere il titolo più giusto del libro che stava scrivendo, “Breve storia di due amiche per sempre“. Avrei voluto tanto presentarlo e ne avevamo parlato il 6 maggio del 2016, al concerto di Enrico Ruggeri (Francesca era autrice del programma “Il Falco e il Gabbiano”, in onda su Radio24). Ma quella è stata l’ultima volta che l’ho vista.

Mi vivi dentro
Francesca firma il mio gesso
Mi vivi dentro
Francesca mentre mi autografa il suo libro
Mi vivi dentro
La dedica di Francesca

 

La scheda libro

Mi vivi dentro

di Alessandro Milan

DeA Planeta

 

Mi vivi dentro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli ultimi libri di Francesca

Francesca del Rosso