“Murate vive”, la storia delle monache di Monza che non avevano il diritto di vivere

Chi era davvero la monaca di Monza? Manzoni ne “I promessi sposi” ce lo ha raccontato, seppur modificando date e nomi.  Ma la vera storia della monaca di Monza, che di nome faceva Marianna De Leyva e non Gertrude, non tutti la conoscono.  E, invece, è una storia da conoscere, deve aver pensato Bruna K. Midleton, scrittrice di origine inglese ma italiana d’adozione, appassionata di storia e di storie di donne. E così con “Murate vive – Marianna De Leyva e le monache di Monza” l’autrice ci racconta gli abusi, le violenze e le ingiustizie che privarono Marianna e le monache sue compagne, di una vita vera, sacrificate al velo claustrale in nome dell’ambizione dei casati d’origine.

“La mancanza di posterità maschile del blasonato casato De Leyva aveva fatto di Marianna una creatura da sacrificio”.

Già al momento della nascita, il padre-padrone Martino De Leyva, conte di Monza, sposato alla ricca vedova Virginia Maria Marino (della famiglia proprietaria dell’omonimo palazzo milanese), decide che il futuro della figlia femmina sarà in convento. Agevolato dalla morte della moglie e da un’indole portata agli affari, soprattutto suoi, abbandona nelle mani di una zia la piccola che, a partire dal settimo compleanno, inizia a ricevere in regalo dal padre bambole vestite da suora, veli neri e croci, capendo subito quale sarà il suo destino. A nulla serve il tentativo della ragazzina di accettare di maritarsi con un principe di 25 anni più vecchio che l’aveva chiesta in moglie.

Rinchiusa a soli 13 anni nel monastero monzese di Santa Margherita, Marianna inizia a manifestare tutta la sua rabbia oltre all’irrequietezza tipica dell’età. L’anelito di libertà si traduce presto in trasgressione con l’aiuto di un “maestro” in questo campo: Gian Paolo Osio, vicino di casa delle monache e delle stesse seduttore incallito.

“D’altra parte, per rendere meno opprimente e tediosa la vita delle infelici “recluse”, votate loro mal-grado a indossare l’abito monacale, era tacitamente tollerato che esse si prendessero qualche “svago”, spesso con la complicità delle superiore e dei parenti, che in tal modo pensavano di tacitare le proprie coscienze”.

Gli “svaghi” che Marianna di prende con l’Osio danno, però, il via a una catena di “sortilegi e malefici e  lussuria” oltre che di omicidi, generati da quelle pulsioni umane che il nobile casato aveva costretto a reprimere.

Una vita aspirata con avidità da tutti i pertugi del monastero e poi definitivamente compressa nelle microscopica cella in cui Marianna e compagne, vengono condannate a essere murate vive.

Una lettura molto interessante anche per chi non ha ama particolarmente i romanzi storici; una storia di donne e delle loro passioni, sofferenze e ingiustizie subite solo perchè nate femmine. L’autrice ha il potere di scaraventarci accanto a loro, in celle buie, umide e indecorose. Qui  possiamo ascoltare il flusso dei pensieri di persone costrette a esistere senza poter vivere.

 

LA  SCHEDA LIBRO

Murate Vive – Marianna De Leyva e le monache di Monza

di Bruna K. Midleton

Editore – Bonfirraro

Murate vive