“Piccola Città”, il nuovo romanzo di Silena Santoni. Siamo davvero noi gli artefici del nostro destino?

Folco Fantechi è un uomo di mezza età il cui passato da attore, bello e di successo, è stato cancellato da un pirata della strada che, investendolo, lo lascia storpio per sempre. Per Folco la vicenda, vissuta come un vero e proprio lutto, segna la fine della ribalta e l’inizio di una vita da comparsa vissuta dietro le quinte nel ruolo di regista di un gruppo teatrale amatoriale che sta per mettere in scena un suo testo, “Piccola città“.

L’attrice protagonista della pièce è Ilaria, una giovane donna entrata nella vita di Folco a illuminare il buio del post incidente. Una donna vitale, entusiasta, che guarda avanti con fiducia e che, al contrario di Folco, vede nel disordine non una resa ma la possibilità di rimettersi in gioco.

Un terribile attentato colpisce Firenze e Ilaria resta uccisa insieme a molte altre persone.

La vita di Folco, colpita duramente una seconda volta, sembra finita: solitudine, brutti pensieri e alcol aggravano l’incapacità di guardare avanti. A nulla sembrano servire le attenzioni amorevoli della cugina Stefania e dell’amico Adriano.

Inerme, ripercorre la sua vita, l’incontro con Ilaria, il teatro dei successi e quello amatoriale e il lettore la vive su due piani temporali: il presente, dopo la morte di Ilaria, raccontato in prima persona da Folco, e il passato che viene ripercorso in terza persona.

Nei ricordi di Folco Ilaria è una forza travolgente, giovane, disordinata nella vita e nella testa, cerca il suo posto del mondo consapevole che, forse, non sarà mai un’attrice di primo livello, ma pronta a cercare altre soddisfazioni negli affetti: l’amore di Folco, un cane malato cui si affeziona e il desiderio di un figlio. 

Folco riempie i suoi vuoti con l’ordine forzato, Ilaria con il caos.

Tutto il fermento di Ilaria si scontra con la rigidità fisica e mentale che ha attanagliato Folco dopo l’incidente. La necessità di circondarsi di una routine in un mondo ordinato è, per Folco, il tentativo di riprendersi il controllo di una vita ormai fuori da quei binari che, con fatica, si era costruito.

La ventata di vitalità che Ilaria porta nella vita di Folco sembra addolcirlo, ma l’incidente alla gamba, come un fantasma, non riesce a essere accantonato e, piano piano, scava un solco tra i due protagonisti che farà fatica a essere colmato e ci porterà dritti dritti a un colpo di scena che lascia senza parole.

Da citare tra i protagonisti silenti, ma ben presenti, Firenze e il teatro evidentemente molto amati dall’autrice capace di trasmettere la magia e le emozioni respirate da chi vive la città e il palcoscenico.

Il romanzo scorre veloce, la scrittura è curata, essenziale e piacevole. Con grande maestria Silena Santoni, che già mi aveva piacevolmente stupito con il romanzo d’esordio “Una ragazza affidabile” (leggi qui la recensione), ci regala due personaggi intensi che, apparentemente, non potrebbero essere più distanti. Ma se il destino è Dio quando non ci mette la firma, con Ilaria e Fosco Dio, forse, non ci ha messo neanche la testa e, leggendo, ci renderemo conto di quanto la vita non sia altro che una “Piccola città” dove i destini si incrociano molto più spesso di quanto pensiamo.

La scheda libro

Piccola città
di Silena Santoni
Pagine: 256 p.
Piccola città