Play Generation vs Nonna Abelarda

“Mamma sul blog posso parlare della mia rivista preferita?”. “Certo amore”. La “rivista preferita” in questione è Play Generation perché Ranieri, come quasi tutti i bambini della sua età, è appassionato di videogiochi e, una volta al mese, mi chiede di andare in edicola a comprare il suo oggetto del desiderio. Già, in edicola…Una volta l’edicola vendeva giornali e giornalini; oggi vende di tutto, e per fortuna! Se ti serve un biglietto d’auguri, un astuccio di ricambio, un regalino per un compleanno, anche all’ultimo momento…beh, lì c’è. L’edicola vicino casa è a conduzione familiare, come questo blog. Papà, mamma, i figli Andrea e Ilaria (belli come modelli) e tre nipoti. Ci vado sempre molto volentieri e acquisto i miei femminili preferiti oppure l’ultima schifezza vista in tv da mia figlia (chi non ha la collezione di cuccioli, dinosauri e slime di tutti i colori?) ma non posso non ricordare cosa era per me l’edicola da bambina.

Da bambina andare in edicola era un rito creato da mio padre.

Nonna Abelarda
La mia preferita

Ogni domenica, se non pioveva, mio padre preparava le biciclette: la sua grande e le nostre tre piccole, la mia e quelle di mia sorella e mio fratello. Insieme controllavamo sempre le gomme e il campanello e poi partivamo per un viaggio che a noi sembrava lungo e avventuroso: dovevamo fare solo pochi chilometri da un comune all’altro, ma viaggiavamo in strada, come i “grandi”: noi vicinissimi al marciapiede e papà più in strada, a proteggerci. Non era tempo di piste ciclabili, quello. Quando pioveva papà ci portava in macchina e, al nostro rito, si aggiungeva una tappa in pasticceria.

L’arrivo in edicola era sempre straordinario perché carico di attese: durante il viaggio ognuno di noi pensava al giornalino che avrebbe comprato, alle copertine coloratissime che avrebbero reso difficile la scelta, alla speranza di trovare quei magici pacchetti che, ogni tanto, ti permettevano di comprare anche tre giornalini (vecchi) al prezzo di uno! Che meraviglia!

Da bambini leggevamo “cose da bambini”

Parcheggiate le biciclette (non ricordo di aver mai messo una catena), entravamo in edicola e ci buttavamo sull’espositore dei fumetti. Io cercavo Nonna Abelarda, mi faceva impazzire questa nonnina che prendeva a mazzate i cattivi e non si faceva battere da nessuno, nemmeno da quelli che le pestavano il suo mitico callo. Ero già una protofemminista se vedevo un’eroina in una donna vecchia, brutta e tricologicamente mal consigliata. Anche Geppo, il diavolo buono, mi piaceva un sacco perché cercava di aiutare i dannati dell’inferno in barba a Satana. Non immaginavo che, da “grande”, avrei avuto l’onore di conoscere e di lavorare con uno dei più grandi disegnatori italiani di questi personaggi, Pierluigi Sangalli.

Mia sorella preferiva il rassicurante Braccio di Ferro e mio fratello era un fan delle avventure di Zagor e del Comandante Mark. A casa, poi, ci scambiavamo i giornalini e così anch’io mi sono fatta una cultura sui Lupi dell’Ontario. Qualche anno dopo abbiamo cominciato a leggere Diabolik e non abbiamo più smesso. E devo dire che Diabolik è uno dei pochi fumetti da cui mio figlio è attratto. D’estate, però. Altrimenti “edicola” per lui vuol dire Play Generation, una rivista che a me sembra fredda, illeggibile (ammetto la mia ignoranza in materia) e anche inadatta a un decenne, ma tant’è. Ecco la sua recensione

 

Ranieri: “Play Generation è perfetta per orientarsi nel mondo dei videogiochi.

“Vi ho già detto che mi piacciono i videogiochi, vero? Ecco, c’è una rivista che parla solo di videogiochi, completa di tutto: all’inizio ci sono delle notizie brevi, giusto per orientarsi su quello che succede nel mondo dei videogiochi, poi ci sono curiosità su quello che c’è realmente dietro un gioco di successo; successivamente ci sono le parti speciali, per esempio, in un numero c’era uno speciale in qui si parlava delle armi più belle e creative di sempre. E poi arriva la parte più succulenta e importante della rivista: le recensioni. Le recensioni sono descrizioni di un gioco che però non ne svelano la storia. Ci sono piccoli appunti sotto le immagini, didascalie, commenti e box in cui ci sono piccole frasi per spiegare alcuni concetti del gioco. Infine ci sono consigli e codici per scaricare e ottenere vantaggi dal gioco. Una rivista a dir poco splendida e indispensabile per gli appassionati  del genere. Comprarla ne vale la pena, infatti costa solo 2.99€ ed è la rivista del settore più venduta in Italia. Alla prossima recensione!” – Ranieri