Polvere, di Enrico Pandiani: quando l’azione ti riporta in vita

Leggo tanto, adoro i noir e spesso penso a quanto sia difficile scriverne uno originale. Non sono solita usare parole entusiastiche per commentare un libro, ho la mia misura. Ma vi dico che ho amato tantissimo “Polvere” di Enrico Pandiani. Il protagonista, Pietro Clostermann, ex guardia giurata, viene licenziato dopo un brutto affare, cade in depressione e passa le sue giornate pigre e senza senso nutrendo il gatto e bevendo Harvey Wallbanger. Pietro ha deciso di lasciarsi coprire dalla polvere come un qualsiasi oggetto inanimato. Ma una fragile anziana signora delusa dalle indagini della polizia sull’omicidio della figlia Silvia, costringe Pietro a riaffacciarsi sul mondo dei viventi pensandolo in grado condurre indagini al pari di un investigatore privato. Cerca di opporre resistenza, Pietro, ma il dolore di quella madre riaccende in lui una luce ormai che sembrava spenta.

“Quella vecchia aveva lacerato il suo bozzolo, vi si era insinuata buttando all’aria le sue abitudini. Lo aveva costretto a fare una cosa che da tempo non aveva più voglia di fare: pensare”.

Pietro inizia, così, a muoversi nella periferia torinese dapprima discretamente e poi in modo sempre più efficace, riuscendo a ricostruire un’impensabile rete di relazioni costruite su un business illecito ormai oggi troppo diffuso. Gli sguardi di Pietro su Torino, rendono la città l’altra grande protagonista di questo romanzo.

 

Torino è una metropoli stratificata dalla bellezza astratta e premeditata, fatta di cambiamenti, spostamenti, ripensamenti, di idee azzeccate e di altre più infelici. La città cambia in continuazione, con la luce, con il tempo, durante le ore del giorno. E’ capace di sorprenderti anche se la abiti da tutta una vita. E’ come se ti facesse l’occhiolino e ti dicesse: “Ogni tanto, dammi un’occhiata”.

 

Nonostante sia un fallito, non si può non rimanere affascinati da Pietro che succhia energia da ogni nuovo tassello che aggiunge alla sua indagine (per niente gradita alla polizia) ma pronto a ritrarsi a ogni difficoltà per la scarsa considerazone che ha di se stesso.

“Ebbe voglia di tornarsene a casa dove avrebbe potuto bere fino a ritrovare lo stato di grazia che gli era tanto naturale e nel quale la sola preoccupazione era sentire la polvere che gli si posava addosso”.

Il romanzo traccia anche ritratti stupendi di donne difficili ma nè arrese nè perdute: da Tundra di cui non puoi non innamorarti, alla madre di Silvia e al suo terribile doloroso conflitto, a Jumali, una donna splendida finita nel posto sbagliato.

Ho amato molto il personaggio di Pietro, la sua amarezza, il suo cinismo ma anche la sua sensibilità e fragilità di fronte ai sentimenti. Ho letto il libro con avidità fino alla fine perché avevo bisogno di chiudere il cerchio quasi stessi facendo l’indagine in prima persona. Mi sono sentita vicina a un fallito, a una madre che ha perso sua figlia, a una prostituta. Ho sentito il respiro sul collo dell’assassino senza immaginare minimamente chi potesse essere. Mi è piaciuto, questo libro, mi è piaciuto un sacco ed Enrico Pandiani è stato una grande scoperta.

 

Paola Malcangio
Il mio commento in una libreria Coop

La scheda libro

Polvere

di Enrico Pandiani

DeA Planeta

Polvere Pandiani