“Sotto la luna che ride”, il nuovo sorprendente romanzo di Michele Fierro

Sorprendente è la prima parola che mi viene in mente per definire il nuovo romanzo di Michele Fierro. Una “penna giovane” che sta dimostrando una grande capacità e complessità nella sua scrittura. Sotto la luna che ride è un giallo poliziesco molto diverso dal romanzo d’esordio dell’autore, Il mare intorno all’isola (leggi qui l’intervista). Una trama fitta che si snoda intorno alla scomparsa della Corona Ferrea, personaggi ben caratterizzati tra i quali non si può non amare Germana Sironi, la poliziotta italo-svedese che conduce le indagini. Sullo sfondo, ma con un ruolo da protagonista assoluta, la città di Monza che, scoprirete leggendo, rischia molto di più della perdita della Corona Ferrea. Insomma ci sono tutti gli elementi per appassionare il lettore e sperare che Germana Sironi torni presto tra noi con una nuova indagine. Qui si legge ha intervistato l’autore.

QUI SI LEGGE – Il tuo secondo romanzo è diverso dal primo. Come è nata l’idea di “Sotto la luna che ride”?

MICHELE FIERRO – Spiegare come vengano le idee è sempre molto complicato. Nel mio caso dipende certamente dal fatto che non so proprio come accada. Posso dire dove tutto sia cominciato: ero in visita alla cappella di Teodolinda, all’interno del Duomo di Monza. Ho visto la Corona Ferrea, per me era la prima volta, e ho deciso che ci avrei scritto su una storia. Ecco tutto.

QUI SI LEGGE – È stato facile passare da un romanzo d’amore a un … come definiresti il tuo ultimo libro? (Poliziesco, giallo, giallo investigativo o cosa…)

MICHELE FIERRO – Mi piacerebbe poter dire che è stato facile, ma non è andata così, in realtà. Da lettore prediligo le storie in cui ci siano dei misteri da svelare e in “Sotto la luna che ride”, che ritengo certamente un giallo poliziesco, di misteri da scoprire ne ho messi parecchi. Tuttavia, pur avendo letto molto sul genere, scriverne uno è tutt’altra cosa e mi ha costretto a uno sforzo supplementare per gestire i tanti personaggi, gli elementi della storia e la loro concatenazione. È vero anche che pure nel mio precedente romanzo c’erano dei frammenti di storia nascosti che andavano svelati, così come in questo ho cercato di andare in profondità con i caratteri dei suoi protagonisti, andando un po’ in contro tendenza rispetto alla letteratura di genere. Insomma, mi piace pensare di aver fatto qualcosa di diverso.

QUI SI LEGGE – E in quale genere ti riconosci di più?

MICHELE FIERRO – Sinceramente non saprei, la mia penna è ancora relativamente giovane per potersi dire che abbia una preferenza. Certamente mi sono trovato a mio agio in tutti e due i casi.

QUI SI LEGGE – Il tuo romanzo è ricco di storia. Dici, nei ringraziamenti, di esserti preparato con un’intensa opera di studio e di ricerca. Ci racconti come ti sei preparato?

MICHELE FIERRO – Giro moltissimo per la città e leggo altrettanto. Mi sono documentato con i metodi tradizionali di ricerca e studio, su testi, pubblicazioni e sull’impagabile web che è fonte inesauribile di informazione. Ma ho anche battuto i luoghi di Monza che ho descritto, palmo a palmo, quelli storici così come quelli più comuni. E poi ho avuto la fortuna di incontrare molte persone che la amano e mi hanno concesso l’onore di dividere con me le loro conoscenze.

QUI SI LEGGE – Il libro, ambientato a Monza, è un atto d’amore per la città. A cosa è dovuto?

MICHELE FIERRO – Vivo a Monza da sette anni, ormai, e quando all’epoca mi ci sono trasferito, lo feci per una mia libera scelta. Lo feci soprattutto perché mi piacque a prima vista e, in un certo senso, è come se mi abbia scelto lei. Monza è una signora distinta che tiene il capo orizzontale al terreno, guardando sempre avanti. Mai distratta, mantenendo sempre tutto sotto controllo. Si concede, è vero, qualche piccola distrazione e in quei brevi momenti rivela il suo volto più dolce e lascia andare un po’ di quel calore materno che tiene troppo spesso nascosto. Se hai la fortuna di assistere a uno di quegli attimi fugaci, finisci per scoprire di non voler più stare lontano da lei.

QUI SI LEGGE – Hai scelto di affidare il ruolo della protagonista a una donna poliziotto tostissima di madre svedese. Come mai? Ti sei ispirato a qualcuna?

MICHELE FIERRO – Il personaggio di Germana Sironi è venuto un po’ per volta, a mano a mano che le idee si facevano strada. Tuttavia l’impianto principale, per così dire, c’era già dall’inizio, proprio perché ho colto gli elementi di base della sua personalità da un’ispirazione alla realtà. Non si tratta comunque di un caso isolato. La scelta di farla nascere altrove, invece, ha uno scopo ben preciso. Doveva essere una persona di grande intelligenza e sensibilità, ma doveva conoscere poco della sua terra e l’essere nata e cresciuta all’estero era un’ottima soluzione. Mi ha permesso di utilizzare il suo personaggio per trasferire la sua curiosità negli occhi del lettore, dandomi la possibilità di raccontare molto della storia della città.

QUI SI LEGGE – Una protagonista così, determinata, senza fronzoli, appassionata di auto, avrebbe potuto essere al 100% italiana?

MICHELE FIERRO – Certamente. Dirò di più: 100% brianzola.

QUI SI LEGGE – Spicca anche il ruolo della sovrintendente Fiorenza Villa. In questo romanzo le donne sono più argute degli uomini, fanno squadra e sono vincenti. È un omaggio/messaggio al mondo femminile? 

MICHELE FIERRO – Le donne occupano un posto nella vita di un uomo che va molto più al di là di quanto spesso vogliamo far credere, persino a noi stessi. E non mi riferisco soltanto alla donna per eccellenza, qual è la mamma, o alla donna in quanto compagna in amore. Ci sono certi colori della vita che noi uomini non sapremmo nemmeno riconoscere se non provassimo ad osservarli con quel poco di animo femminile di cui la natura ci ha dotato.

QUI SI LEGGE – La trama, molto ben articolata, incrocia storia, attualità, cronaca, leggenda per lanciare un messaggio. Vuoi riassumerlo o rimandiamo i lettori al tuo libro?

MICHELE FIERRO – La storia che racconto può sembrare a un occhio distratto la semplice narrazione del furto di un oggetto prezioso com’è, appunto, la Corona Ferrea. In realtà, il tentativo che ho fatto è quello di porre l’accento sull’importanza che hanno, per ciascuno di noi, persino per una “senza terra” come potrebbe essere la mia Germana o come io stesso sono, le nostre origini. Riscoprire la bellezza di quello che abbiamo intorno, le persone, le storie e i luoghi che stanno sotto gli stessi nostri piedi, dà un certo senso di benessere.

QUI SI LEGGE – Come hanno reagito i monzesi al libro?     

MICHELE FIERRO – Generalmente bene, direi. Molti mi hanno ringraziato per aver rivelato aspetti della loro stessa città che non conoscevano. Del mio romanzo, per lo più ne sono lusingati e la cosa mi rende felice. Significa che sono riuscito a spiegare bene cosa per me sia Monza e quanto la porti nel cuore.

QUI SI LEGGE – Ti stai riposando o, oltre a promuovere il libro, stai già lavorando a un nuovo progetto?

MICHELE FIERRO – Temo che il verbo “riposare” fosse in una pagina del mio vocabolario andata distrutta in un qualche focolare. Risparmiandoti le decine di altre cose che faccio, posso dire che Germana si è rimessa in cammino e, sebbene potrà sembrare impossibile, ne passerà ancora delle belle nel prossimo futuro.

La scheda libro

Sotto la luna che ride

di Michele Fierro

Edizioni Convalle

Michele Fierro