Splendi più che puoi – Sara Rattaro

 

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Emma, travolta dall’amore per Marco, non ha il tempo di capire del tutto chi si cela dietro quell’uomo pieno di attenzioni e deciso a sposarla. Dopo il matrimonio, però, Marco mostrerà a Emma la sua vera faccia, quello dell’uomo violento capace di ogni cosa per annientare psicologicamente (e non solo) la “sua” donna. La nascita di Martina peggiorerà le cose ma sarà proprio la piccola a dare a Emma la lucidità di studiare il suo piano per reagire e tornare a splendere.

Splendi più che puoi, il nuovo romanzo di Sara Rattaro, è la storia realmente accaduta di una donna che precipita nella spirale della violenza e che trova la forza di uscirne. Su questo tema abbiamo fatto qualche domanda all’autrice.

QSL – Sara, la storia di Emma è purtroppo più comune di quanto possiamo immaginare. Perché molte donne continuano a cascarci? Siamo noi a non volerla vedere o sono gli uomini bravi a mimetizzare un’indole violenta?

RATTARO – Non ho una risposta precisa a questa domanda e forse non spetta nemmeno a me rispondere. Quello che ho capito è che comprendere di essere all’inizio di un percorso di violenza, è difficile. Allontanarsi è difficile, lasciarlo è difficile. I fattori che intervengono sono troppi e spesso agiscono insieme. Paura, vergona, mancanza di indipendenza economica o di famigliare, presenta di figli ecc… Ogni situazione deve essere valutata singolarmente. Quella che racconto è una delle tante storie con il grande pregio di essere una storia di speranza e di vita.

QSL – Negli ultimi anni, tra stampa, social e tv, di violenza se ne parla e molto. Si parla di femminicidi, di stalking ma anche di leggi e di servizi di aiuto specializzati. Tuttavia la violenza emersa è ancora una minima parte rispetto a quella taciuta. Secondo te perché?

RATTARO – Perché denunciare è molto complicato. Se sei sola, hai figli, non hai un lavoro, hai paura o sei straniera magari non sai nemmeno dove poterti rifugiare. La comunicazione che i media fanno di questo problema ha il limite di concentrarsi solo sui casi di femminicidio che sono sempre terribili e necessitano di attenzione ma ci parlano di sconfitta e di rassegnazione. Dobbiamo parlare di tutta quella Italia che si salva e che aiuta le donne a salvarsi.

QSL – Nel tuo romanzo la violenza di Marco è un’escalation ma Emma pensa di “avere la situazione sotto controllo”. Questo è un errore comune. Come possiamo capire per tempo quando il controllo non l’abbiamo più?

RATTARO – Il percorso che ogni donna compie per uscire dalla violenza è personale e variabile. Non ci sono regole. Dobbiamo imparare a non sentirci in colpa e a comprendere che non possiamo salvaci da sole e dobbiamo chiedere aiuto ma soprattutto che non possiamo essere noi ad aiutare una persona violenta. Possiamo solo cercare di salvare noi stesse e i nostri figli.

QSL– Colpisce l’indifferenza delle persone che ruotano attorno a Emma: molti sanno ma preferiscono starne fuori. Le reti sociali non funzionano più?

RATTARO – La storia che racconto è ambientata negli anni 90, quando di violenza di genere non si parlava mai e dove non esisteva nemmeno una legge che tutelasse le persone che subivano atti di violenza all’interno delle mura domestiche. All’epoca questo veniva considerato un fatto privato di cui ci si vergognava. Le reti sociali restano comunque una risorsa. Se si ha una famiglia alle spalle, delle amicizie fidate è più facile chiedere aiuto sempre che si sia disposti a coinvolgerli.

QSL– Cosa può insegnare Emma alle altre donne che, come lei, sono vittime di violenza?

RATTARO – Il libro non vuole insegnare niente a nessuno e tanto meno lo voglio io. Non si trovano risposte ma solo altre domande. Quello che spero è che aumenti i momenti di riflessione e discussione. Poi c’è l’augurio di tornare a splendere ma questo vale per tutti.

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