Valeria Benatti: contro la violenza, mostriamo il male e i modi per uscirne

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Valeria Benatti è l’autrice di “Gocce di veleno” (Giunti Editore), un libro molto forte nel quale Valeria racconta, senza risparmiarsi, la discesa di Claudia nell’inferno della violenza e la sua lenta e faticosa risalita. Valeria Benatti, giornalista e voce storica di Rtl 102.5 ha già pubblicato 4 libri. E’ tra i soci fondatori di Make a Change, movimento per lo sviluppo dell’impresa sociale in Italia, ha diretto Serra Creativa, incubatore di talenti Rai e condotto il talk show Fobie in prima serata su La7.  Qui si legge l’ha intervistata.

QSL – Gocce di veleno è molto diverso dai tuoi libri precedenti. Quando e perché hai deciso di raccontare la storia di Claudia?

BENATTI – La storia di Claudia era dentro di me da molto tempo, ma avevo bisogno di trovare il coraggio e la forza di scriverla. Leggere nelle cronache di tutti i giorni episodi di violenza contro le donne e femminicidi mi ha convinta a farlo, pensando che il mio scritto potesse in qualche modo servire ad altre donne che vivono situazioni di maltrattamento. Alla base di “Gocce di veleno” c’è una semplice domanda: perché noi scegliamo spesso come partner degli aguzzini. E’ successo anche a me, e anch’io ho fatto molta fatica a uscire da una relazione malata. 

QSL – Claudia, la protagonista, è una donna giovane e bella. Lavora e ha la sua libertà. Per gli altri può apparire una donna sicura ma i suoi problemi vengono tutti alla luce nel devastante rapporto con Manfredi, da lei soprannominato Barbablù: un uomo più anziano, violento e possessivo. Le scene di violenza fisica e psicologica che Claudia subisce sono un pugno nello stomaco per chi legge. E’ stato difficile, per te, raccontarle in modo così “visivo”?

BENATTI – Quello che volevo era proprio far percepire la violenza al lettore. Fargli provare brividi, e vergogna, persino repulsione. All’inizio l’atteggiamento passivo e succube di Claudia deve infastidire. Io la immaginavo vicino a me, e soffrivo con lei, anche mentre scrivevo. Non è stato facile descrivere le umiliazioni e lo spregio, sono cose che generalmente non si dicono, non si raccontano, e tantomeno si mettono nero su bianco. Ho volutamente squarciato questo velo.

QSL – Secondo te perché, nonostante un femminicidio ogni due giorni, una donna come Claudia resta fortemente attratta dal suo Barbablù e fatica a riconoscere di essere in pericolo?

BENATTI – Claudia ama il suo Barbablù ed è convinta che il suo amore lo farà cambiare. E’ la tipica sindrome da crocerossina, una sindrome che ci appartiene e che può essere pericolosissima, trascinandoci pervicacemente in relazioni patologiche dalle quali non vogliamo uscire, perché lasciarle significa riconoscere che ci siamo sbagliate, che abbiamo investito tutto in un amore che era solo nella nostra testa. 

QSL –  La consapevolezza di vivere un rapporto malato e pericoloso si fa strada lentamente in Claudia. Come lento è il difficile percorso che Claudia dovrà affrontare per sciogliere i nodi della sua vita. Cosa deve scattare perché una donna ricominci ad amare soprattutto se stessa?

BENATTI – Sono tanti i possibili click che possono determinare il cambiamento di rotta: terrore, disgusto di sé, depressione, istinti suicidi, annientamento. Quando si tocca il fondo, da tutti i punti di vista, non si può che risalire.  La paura di essere realmente in pericolo è una buona molla, o lo sconforto nel vedere che la nostra situazione non migliora, nonostante tutti i nostri sforzi. Perché l’aguzzino non cambia, nemmeno se lo amiamo e lo perdoniamo e ci facciamo calpestare: lui continuerà a farci male, e anzi lo farà con sempre maggiore forza. Eppure quel che è evidente da fuori non lo è quando si vivono situazioni di questo genere. La donna che si fa maltrattare pensa inconsciamente di meritare tutto questo, e prima di arrivare ad amarsi deve fare un lungo percorso di analisi e terapia, per ritrovare le origini della sua insicurezza e del disamore che ha verso di sé.

QSL – Quando Claudia prende coscienza del pericolo che corre, decide di farsi aiutare chiamando il primo numero che trova, ma il primo approccio con l’operatrice della Regione non è positivo. Fortunatamente Claudia decide di proseguire e contattare la onlus Cerchi d’acqua. Un’altra donna avrebbe potuto desistere e magari finire sui giornali come l’ennesima vittima di violenza. Non è una contraddizione che i centri antiviolenza si reggano sul volontariato di persone altamente qualificate mentre, a volte, il personale delle istituzioni non riesca a conquistarsi la fiducia di una donna in difficoltà?

BENATTI – Non generalizzerei. Ci sono persone qualificate dappertutto, spesso è solo un problema di empatia, talvolta basta un tono della voce, un modo più o meno accogliente per fare la differenza. La donna che si rivolge a un centro antiviolenza è fragile e insicura, e ha bisogno di essere accolta con dolcezza e riguardo, sensibilità e attenzione.

QSL – Nel libro scrivi “una donna su tre, nel corso della vita subisce violenza ma solo il venti per cento ritiene di subire un reato”. E anche Claudia, quando si reca nella sede di Cerchi d’Acqua pensa “non sono mica una donna violentata”. Secondo te quali strumenti culturali, sociali, istituzionali potrebbero servire ad arginare questa vera e propria malattia sociale?

BENATTI – La cultura è l’unico strumento che abbiamo, che significa fare prevenzione nelle scuole, scrivere e leggere libri di questo tipo, produrre film e fiction che mostrino le pieghe del male, ma soprattutto i modi per uscirne. C’è ancora tantissimo da fare!

QSL – Ogni capitolo del libro si apre con una citazione della “Trilogia della città di K”. Puoi spiegare questa scelta?

BENATTI – E’ un libro potente, dalla scrittura cristallina e scarna, che mi ha lasciato immagini indelebili. C’è dentro tanto dolore, è avvincente, è doloroso ed essenziale. La Kristof è per me un modello irraggiungibile, ma è importante avere dei modelli alti per crescere. E io come romanziera sono alle prime armi, ho molto da imparare.

QSL – Come viene accolto il libro alle presentazioni che stai facendo?

BENATTI – Ho scelto di andare per l’Italia coinvolgendo sempre un centro antiviolenza locale, anche perché parte del ricavato della vendita del mio libro andrà a un centro antiviolenza, e un’attrice che legga alcuni passaggi significativi. Ho trovato fin’ora molto interesse, attenzione, coinvolgimento emotivo. E le donne che hanno letto il libro mi ringraziano, mi abbracciano, è davvero molto gratificante per me essere riuscita a trasmettere emozioni così forti e profonde.

QSL – Cosa speri che rimanga, nei lettori, della storia di Claudia?

BENATTI – Spero che rimanga la voglia di prendere in mano la propria vita e farne qualcosa di bello, nonostante tutto. La voglia di cambiare il proprio destino, e di scegliere quel che si vuole per sé, sempre, in ogni momento, ogni giorno, fino alla fine!

In occasione delle iniziative organizzate per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne, Valeria Benatti presenterà “Gocce di veleno” a Cernusco sul Naviglio mercoledì 23 ottobre, ore 18.00, Biblioteca civica. L’evento è organizzato dall’associazione CLIO, Cultura, Libri, Idee, Opportunità in collaborazione con il Comune di Cernusco sul Naviglio.

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