Il Digiunatore,la storia di Giovanni Succi raccontata da Enzo Fileno Carabba

Giovanni Succi nasce nel 1850 a Cesenatico. Da subito capisce che il cibo non gli è così necessario e lo rifiuta sin da piccolissimo con la frase “oppa oba”, troppa roba. Affascinato dagli artisti circensi che passano in città (l’uomo cavallo senza milza, il fachiro) decide di diventare un uomo fuori dal normale, un uomo invincibile, un digiunatore. Inizia a viaggiare per il mondo partendo dall’Africa, qui metterà alla prova il suo fisico ma soprattutto la sua mente, grazie all’aiuto di spiriti guida (“era entrato in lui lo spirito del leone“) quelli che, verosimilmente, un giorno Freud riconoscerà come “inconscio”.

I digiuni scatenavano o incrementavano la forza motrice del pensiero di Giovanni, che quando non mangiava entrava in uno stato mentale alterato e aveva accesso a zone formidabili di sé stesso.

La capacità di non mangiare diventa per Giovanni Succi un vero e proprio lavoro: come digiunatore si esibisce in ristoranti dentro una gabbia, sotto lo sguardo incredulo degli astanti. La sua atipicità lo condurrà però anche in manicomio dove incontrerà meravigliosi personaggi come Filsero o la Guerranda.

Conoscerà molte donne attratte dalla sua forza e dalla sua gentilezza e incontrerà medici, psicanalisti, esploratori, scrittori (sembra che Kafka si sia ispirato a Succi per il suo racconto Il Digiunatore) e, come tutti i personaggi in vista, sarà vittima di campagne diffamatorie.

La cosa importante è che grazie al digiuno Giovanni Succi conobbe la bontà sovrumana. Questa esperienza fu così sconvolgente che cercò di replicarla per tutta la vita.

Giovanni Succi sarà precursore di molti temi della modernità, su tutti uno si impone alla nostra attenzione: fare a meno di qualcosa. Succi faceva a meno del cibo dimostrando di poter vivere con poco. E noi oggi, immersi in inutili sovrastrutture, siamo sicuri di non poter fare a meno di niente?

Ho trovato questo libro, ispirato alla storia vera di Succi, necessario in questo momento storico che stiamo vivendo. Quasi un suggerimento a fare i conti con quanto conta davvero. Un altro pezzettino del percorso per me iniziato con la pandemia: parola d’ordine ridurre, #fareameno, come l’hashtag lanciato dalla casa editrice Ponte alle Grazie in occasione del lancio del libro. Ridurre i consumi (Quanto cibo si butta? Quanti vestiti sono ancora nell’armadio con il cartellino?), ridurre il tempo sprecato (ho un’app che blocca i social dopo un’ora di utilizzo), ridurre le relazioni tossiche (persone imprigionate nelle loro certezze con cui è veramente inutile ogni confronto). Sento che sono sulla strada giusta, magari non arriverò a digiunare come Succi ma a #fareameno di cose e persone che non mi fanno stare bene, quello si.

La scheda libro

Il Digiunatore

di Enzo Fileno Carabba

Ponte alle Grazie

Il digiunatore